TRIESTE – La Croazia si prepara a introdurre dal 1 gennaio 2027 una procedura unica per i natanti da diporto italiani fino a 10 metri non immatricolati, riconoscendo ufficialmente l’Attestazione per natanti da diporto italiani (DCI), il documento introdotto dall’Italia con il pacchetto Made in Italy. Il sistema è già applicato in via transitoria per l’estate 2026, mentre resta irrisolto il problema con la Slovenia, che continua a non riconoscere il documento e vieta l’ingresso ai natanti italiani privi di registrazione.
Il Ministero croato del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture ha inviato alle Capitanerie di porto le istruzioni che uniformano le procedure per i controlli e il rilascio della vignetta nautica. Per i natanti italiani non iscritti nei registri nazionali e privi di Licenza di navigazione, la prova ufficiale della proprietà sarà esclusivamente l’Attestazione per natanti da diporto italiani, conosciuta anche come DCI (Dichiarazione di Costruzione o Importazione) o documento Made in Italy.
La novità riguarda esclusivamente i natanti fino a 9,99 metri che, secondo la normativa italiana, non sono soggetti all’obbligo di immatricolazione. Per le imbarcazioni già registrate continuerà invece a essere valido il normale documento di immatricolazione.
L’Attestazione contiene il numero progressivo identificativo dell’unità, oltre ai dati tecnici dell’imbarcazione, del motore e del proprietario. Dal 2027 questo numero diventerà il principale riferimento anche per il rilascio o il rinnovo della vignetta croata, sostituendo la prassi finora adottata, che consentiva di dimostrare la proprietà attraverso fatture, contratti di compravendita, certificati CE e altre dichiarazioni. L’obiettivo delle autorità croate è eliminare le diverse interpretazioni che negli anni hanno caratterizzato le singole Capitanerie di porto.
Per la stagione estiva 2026 il Ministero italiano ha confermato che la Croazia continua ad accettare il regime transitorio. I proprietari dei natanti fino a 9,99 metri senza immatricolazione possono quindi navigare nelle acque croate purché abbiano a bordo l’Attestazione per natanti da diporto italiani, la DCI rilasciata attraverso il sistema di Confindustria Nautica, la dichiarazione sostitutiva di atto notorio, una polizza Rc valida per la Croazia e la patente nautica, che nel Paese è obbligatoria per qualsiasi unità a motore indipendentemente dalla potenza.
Restano inoltre gli adempimenti previsti dalla normativa croata, a partire dalla vignetta nautica, obbligatoria per le unità superiori a 2,5 metri o con motori oltre 5 kW, e dalla tassa di soggiorno. Chi ha già registrato l’unità in Croazia può rinnovare la vignetta anche online attraverso il portale eNautika utilizzando lo SPID italiano.
Per il 2026 rimangono inoltre in vigore le restrizioni introdotte per la sicurezza della navigazione, tra cui il divieto per le imbarcazioni sotto i 15 metri di navigare a meno di 50 metri dalla costa e l’obbligo di mantenere almeno 70 metri di distanza dai campi boe e dalle aree in concessione durante l’ancoraggio.
Diversa la situazione in Slovenia. La normativa slovena impone la registrazione di tutte le unità superiori ai tre metri e, per questo motivo, la Capitaneria di porto di Capodistria continua a rifiutare l’ingresso e il transito dei natanti italiani non immatricolati che beneficiano dell’esenzione prevista dalla normativa italiana. Le autorità slovene hanno confermato di non riconoscere né l’Attestazione per natanti da diporto italiani né la relativa targa introdotte dall’Italia nel 2024 con il pacchetto Made in Italy. Di conseguenza, chi raggiunge la Croazia via mare passando dalle acque slovene con un natante non immatricolato continua a esporsi al rischio di vedersi negato il transito, nonostante il documento sia pienamente riconosciuto dalle autorità croate.




