TRIESTE – I costi del trasporto internazionale delle merci per il commercio estero italiano sono rimasti sostanzialmente stabili nel 2025, ma con dinamiche molto differenziate tra le varie modalità di trasporto. È quanto emerge dall’indagine annuale della Banca d’Italia, che segnala anche un ulteriore peggioramento della posizione competitiva dei vettori italiani e un ampliamento del deficit della bilancia dei trasporti mercantili.
L’incidenza dei costi di trasporto sul valore dell’interscambio è rimasta invariata per le esportazioni, al 2,6%, mentre è scesa leggermente per le importazioni, dal 4,2 al 4,1%. Sul fronte marittimo, dopo i forti rincari del 2024 provocati dalla crisi del Mar Rosso, i noli dei container sono diminuiti grazie all’aumento della capacità di stiva e al rallentamento della domanda. I costi, espressi in dollari per TEU, sono calati del 26% nelle importazioni e del 13% nelle esportazioni. Sono diminuiti anche i noli delle rinfuse liquide e solide, favoriti da un’offerta abbondante di tonnellaggio e da una domanda meno vivace.
Di segno opposto il comparto Ro-Ro, dove i costi sono aumentati sensibilmente per effetto della maggiore domanda e dell’entrata in vigore delle norme europee sulla decarbonizzazione del trasporto marittimo, che incidono soprattutto sulle rotte di corto raggio. Nel trasporto stradale i costi medi per tonnellata sono cresciuti di circa il 10%, tornando sui livelli del 2022. L’aumento è attribuito sia all’incremento dei volumi trasportati sia alla crescita dei costi operativi, in particolare dei salari degli autisti, aggravata dalla persistente carenza di conducenti e dalla riduzione della capacità disponibile dovuta anche al calo delle immatricolazioni di mezzi pesanti in Europa.
Il trasporto ferroviario ha invece mostrato una sostanziale stabilità dei costi. Sono aumentati moderatamente i noli per i container, mentre sono diminuiti quelli delle rinfuse. In calo anche i traffici ferroviari con la Cina, tornati meno competitivi dopo la riduzione dei noli marittimi.
Nel settore aereo i costi medi sono diminuiti sia all’importazione sia all’esportazione grazie alla riduzione dei costi operativi, proseguendo la fase di normalizzazione dopo i forti rincari degli anni precedenti.
In forte crescita, invece, i costi del trasporto del gas naturale via condotte, aumentati in media del 30%, soprattutto per i flussi provenienti da Libia, Norvegia e Paesi Bassi.
L’indagine evidenzia inoltre un ulteriore arretramento dei vettori italiani. La loro quota di mercato complessiva è scesa dal 13,5 al 12,5%, con una flessione sia nel trasporto marittimo (dall’8,7% al 9,6% nel 2024) sia in quello stradale (dal 20,1 al 19%). L’unico miglioramento riguarda il comparto aereo, dove la quota è risalita al 14,3%. Questa perdita di competitività si riflette nella bilancia dei trasporti mercantili: il deficit è aumentato da 10,7 a 12,6 miliardi di euro nel 2025, principalmente per la riduzione delle quote detenute dagli operatori italiani nei comparti navale e stradale.
La Banca d’Italia avverte inoltre che il quadro potrebbe peggiorare nel 2026. Le tensioni nel Golfo Persico hanno già determinato un forte aumento dei noli delle petroliere e del trasporto dei prodotti raffinati, mentre l’incremento è stato più contenuto per container e rinfuse secche. Se i noli dovessero mantenersi sui livelli medi registrati nel secondo trimestre del 2026, la maggiore spesa dell’Italia per il trasporto marittimo delle merci importate sarebbe pari a circa 1,6 miliardi di euro rispetto al 2025.




