TRIESTE – Le associazioni di autotrasporto dei Balcani occidentali hanno avviato una serie di blocchi ai valichi di frontiera con l’area Schengen, denunciando le difficoltà operative legate all’applicazione più rigorosa della regola europea dei 90 giorni su 180 per i cittadini non UE.

Tra i promotori dell’iniziativa c’è anche Poslovno udruženje “Međunarodni transport”, associazione serba che rappresenta le imprese di trasporto internazionale su gomma. Le proteste coinvolgono autisti e operatori di Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Macedonia del Nord, con rallentamenti e stop temporanei al traffico merci su alcune delle principali direttrici tra Unione Europea, Turchia e Medio Oriente. Il blocco, avviato il 26 gennaio e destinato a durare almeno sette giorni, prevede eccezioni per le importazioni di medicinali, il trasporto di animali vivi, munizioni ed esplosivi.

Secondo i trasportatori, la normativa Schengen – applicata ora in modo più stringente grazie ai nuovi sistemi digitali di controllo degli ingressi e delle uscite – non distingue tra permanenza lavorativa e soggiorno personale, creando un problema strutturale per gli autisti professionali impegnati regolarmente su tratte UE. L’Entry/Exit System (EES), operativo dallo scorso 12 ottobre e destinato ad essere pienamente funzionante entro il 10 aprile, registra elettronicamente gli ingressi e le uscite dei cittadini di Paesi terzi che attraversano le frontiere esterne dello spazio Schengen per soggiorni di breve durata.

La Commissione europea, attraverso il portavoce Markus Lammert, ha confermato di essere a conoscenza della situazione, precisando che Bruxelles «sta monitorando da vicino gli sviluppi ed è in contatto con i partner della regione» e che la protesta dei trasportatori rientra tra i temi all’attenzione delle istituzioni europee. La Commissione ha inoltre ribadito che la regola dei 90/180 giorni non è nuova, ma che l’introduzione dell’Entry/Exit System rende i controlli più automatici e uniformi alle frontiere esterne dell’Unione. «Il nuovo sistema non modifica le norme esistenti, ma ne rafforza l’applicazione».

Allo stesso tempo, Bruxelles riconosce che alcune categorie professionali non UE, tra cui gli autisti internazionali, possono trovarsi in difficoltà operative. «Siamo consapevoli che determinati settori abbiano esigenze specifiche di permanenza più lunga nello spazio Schengen», ha affermato la Commissione, aggiungendo però che eventuali deroghe richiedono strumenti giuridici adeguati, come visti o permessi di lavoro specifici.

Al momento, l’Unione Europea non ha annunciato modifiche normative né esenzioni automatiche per gli autisti extra-UE. Le richieste delle associazioni di categoria – che da quasi due anni rivolgono continui appelli alla Commissione per trovare una soluzione – non hanno ancora trovato una risposta concreta sul piano legislativo. Le proteste, secondo gli organizzatori, potrebbero essere sospese solo se arriveranno garanzie per la convocazione di un incontro formale con i funzionari della Commissione Europea. Sullo sfondo resta il timore di impatti sulle catene logistiche, in un’area chiave per i flussi di merci tra Europa, Balcani e Asia.