TRIESTE – A breve il terminal Venice Ro-Port Mos potrebbe avere un nuovo futuro. Mantovani group, la società controllante della banchina nello scalo lagunare di Fusina ha confermato che c’è una trattativa in corso, con una sola offerta pervenuta: «Con gli advisor stiamo valutando l’offerta pervenuta, posso confermare che si tratti di una società straniera, non italiana».
Stando alle indiscrezioni, pare sicuro che l’offerta non sia arrivata da Dubai, per il resto, bocche chiuse, nessuna conferma su quello che potrebbe essere l’interessato. L’obiettivo, ha rassicurato il manager, è quello di «chiarire i presupposti», pur restando al momento abbottonati. Pare però che ci possano essere le carte in regola per una cessione da parte di Mantovani e, sempre stando ad alcune indiscrezioni da fonti interne, si dovrebbe arrivare in tempi brevi all’accordo per la chiusura.
La cessione del 97% delle quote della controllata dal gruppo Mantovani è, quindi, vicina, e la banchina che ha una concessione per altri quasi quarant’anni potrà continuare ad operare nel settore Ro-Ro e Ro-Pax, con collegamenti verso principalmente Grecia e Turchia.
La distanza tra richiesta e offerta non sarebbe incolmabile, sebbene sia ancora in fase di discussione. Qualora il management ritenesse l’accordo fattibile, si potrebbe arrivare alle firme prima della fine di febbraio, se non in tempi più corti.
Lo scalo di Fusina sta attraendo sempre maggiore interesse visto che, dopo il decreto Clini-Passera, che ha azzerato di fatto l’arrivo delle navi da crociera nella stazione marittima del Tronchetto, è quella la zona individuata dalla portualità veneziana per lo sviluppo della crocieristica. Una zona strategica, insomma, su cui anche il presidente dell’Autorità di sistema portuale, il neo nominato Matteo Gasparato, ha reso noto voler investire, rassicurando anche la comunità portuale. Il primo dicembre scorso, infatti, Gasparato aveva confermato che nell’agenda degli interventi ci sono l’isola delle “Tresse 2”, il ripristino dei fondali del canale Vittorio Emanuele per sfruttare la marittima, i dragaggi del Malamocco-Marghera e il terminal canale nord con due accosti. Tutti fattori volti a non disperdere il patrimonio di competenze e conoscenze sviluppato negli anni a Venezia, con la croceristica.
Tomaso Borzomì




