TRIESTE – Dopo 456 giorni di commissariamento, i porti di Trieste e Monfalcone vivono una fase di crescente tensione, secondo la Filt Cgil del Friuli Venezia Giulia che denuncia una situazione di stallo istituzionale e gestionale che rischia di compromettere sicurezza, occupazione e competitività degli scali.
Il sindacato chiede la nomina urgente di un nuovo presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e la riapertura di un tavolo di confronto con istituzioni e operatori. “Ogni giorno di silenzio pesa come un carico in stiva”, afferma la segreteria regionale della Filt Cgil, ricordando come molte questioni restino aperte e irrisolte da mesi.
Tra le criticità più gravi, la mancata contrattazione di secondo livello in numerose imprese, con lavoratori in attesa di rinnovi e di un dialogo con i grandi operatori. Il sindacato contesta un modello di concorrenza interna che “sposta i traffici da un terminal all’altro senza investimenti reali”, generando solo instabilità e pressioni sulla produttività, senza benefici per l’occupazione.
Nel dettaglio, in una nota per i media, la Filt Cgil punta il dito contro lo stato di confusione in Adriafer, l’azienda ferroviaria dell’Autorità portuale, dove “si acquistano immobili onerosi per poi rimanere senza locomotori”. Le aree di HHLA Plt Italy sarebbero cronicamente congestionate, Porto Trieste Servizi in fermento, mentre l’Agenzia per il lavoro portuale soffre per la mancanza di turni dovuta alla flessione dei traffici. Anche TMT (Trieste marine terminal), aggiunge la nota, “non ha ancora fornito ai propri lavoratori prospettive certe”.
Il sindacato evidenzia inoltre la necessità di un confronto trasparente sul traffico di materiale bellico, rivendicando il diritto all’obiezione di coscienza e l’uso civile delle infrastrutture portuali. Tra le priorità nazionali, viene richiamata la riattivazione del Fondo di accompagnamento all’esodo e il riconoscimento del lavoro portuale come attività usurante, vista la natura H24 del servizio e le condizioni operative spesso estreme.
Non mancano denunce puntuali sul fronte della sicurezza. La sezione trasporti della Cgil descrive una situazione preoccupante: banchine inadeguate, torri faro non funzionanti, viabilità interna caotica, bus navetta insufficienti, mezzi obsoleti e condizioni igienico-sanitarie precarie nei capannoni. “Inutile commemorare chi ha perso la vita se poi ogni giorno si continua a rischiare per situazioni facilmente evitabili”, recita ancora la nota.
Tra le fonti di inquietudine figura anche la recente costituzione della società “Porti d’Italia”, voluta dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti per ridefinire i rapporti tra Stato e Autorità portuali. Sempre secondo il sindacato, la nuova struttura “ridisegna in pejus i principi della legge 84/94”, riducendo le tutele occupazionali e introducendo elementi di privatizzazione in un settore strategico per l’economia nazionale.
La sigla sindacale annuncia infine la propria disponibilità a mobilitazioni, chiedendo un impegno concreto delle istituzioni locali e nazionali per restituire ai porti del Friuli Venezia Giulia una governance stabile, condizioni di lavoro dignitose e un piano industriale capace di riportare sviluppo e sicurezza in banchina.




