TRIESTE – Le previsioni future vedono la domanda di traffico in crescita anche per il corridoio Ten-T Baltico-Adriatico, ma c’è ancora tanto da fare. La Rola è il primo step, ma servono dei servizi più efficienti. In Fvg molti terminal sono pronti all’intermodalità. Ma ci sono tanti altri nodi sul tappeto da risolvere. Dalla carenza di autisti e operatori a quella dei tavoli istituzionali con le categorie interessate. Ci sono poi le penalizzazioni del Brennero e nel Fvg il casello del Lisert va ripensato. È una chiacchierata ad ampio raggio quella con Massimo Masotti, presidente della Sezione Trasporti Internazionali di Anita.

Iniziamo da alcune considerazioni generali. Qual è lo stato di salute dell’autotrasporto in Italia e soprattutto di quello dedicato al traffico internazionale?

“Il mondo dell’autotrasporto italiano sta cambiando velocemente, incoraggiato dallo sviluppo costante del mercato verso dinamiche che favoriscono sempre di più l’efficienza e le scelte sostenibili. In questo contesto cresce il numero delle aziende più strutturate: un risultato positivo, che ne evidenzia la capacità di affrontare il cambiamento, ricalibrando il proprio orientamento strategico per affrontare le sfide globali e aumentare così la competitività del settore e dell’intera economia nazionale. Dall’altra parte, l’attenzione resta alta sul fenomeno della carenza di autisti e operatori, che minaccia la solidità delle nostre imprese. Come ANITA, per contenere questo fenomeno, abbiamo avviato una serie di iniziative volte a migliorare le attese al carico e allo scarico delle merci, a incrementare la sicurezza e il numero delle aree di sosta e a modificare i termini per il conseguimento della CQC, con l’obiettivo di renderli equi.”

Il FVG, regione dove lei risiede e opera, è attualmente interessato dal problema relativo alla chiusura di una superstrada in Slovenia, che sta creando non poche difficoltà. Un altro esempio di scarsa comunicazione tra Paesi?

“In primo luogo, ritengo che in questa vicenda sia mancato il coinvolgimento ai tavoli istituzionali di tutte le categorie interessate, che avrebbe potuto rappresentare un valore aggiunto grazie al contributo fattivo delle diverse rappresentanze. Credo sia sempre giusto coinvolgere l’autotrasporto su questioni che incidono sul traffico e sulla rete stradale e sono certo che le Istituzioni vorranno ascoltare anche il nostro punto di vista. La concertazione è un momento fondamentale per la risoluzione di determinati problemi.”

La chiusura della H4 ha riportato il dibattito su una questione che ciclicamente torna ad essere affrontata: i camion sul treno. È pensabile una Ro-La dall’Est Europa fino al Veneto?

“Sicuramente sì per il trasporto di determinate merci, anche in funzione delle previsioni future che vedono la domanda di traffico in crescita anche per il corridoio Ten-T Baltico-Adriatico. Dobbiamo considerare, però, che c’è tanto da fare: se l’ambizione europea è del 50/50 di shift modale, nei rapporti tra Italia e Slovenia l’obiettivo resta ancora molto lontano. La ROLA è il primo step, ma dobbiamo immaginare di arrivare a dei servizi di traffico non accompagnato, più efficienti ed economici. Inoltre, in Friuli Venezia Giulia diversi terminal intermodali sono certamente pronti a ricevere merci via treno e questo non può che incoraggiare il cambio di passo verso l’intermodalità.”

Quali le possibili migliorie per il traffico di Tir che gravitano e che sempre più graviteranno attorno ai porti di Trieste e Monfalcone?

“La situazione attuale ha dimostrato che, per questioni morfologiche, il casello del Lisert ha bisogno di essere ripensato, prendendo in considerazione la possibilità di spostarlo per favorire il traffico e il funzionamento dell’infrastruttura.”

Facciamo il punto della questione Brennero per quanto riguarda l’autotrasporto

“Il tema Brennero non ha novità sostanziali: i divieti permangono, molti di essi si applicano solo al traffico di transito e non a quello locale, così come la causa che è ancora pendente. Nel frattempo sono nate varie proposte per risolvere un problema annoso che ci trasciniamo da decenni. Perché gli ecopunti non sono un ricordo ma chi fa questo lavoro sa perfettamente di cosa parliamo. È un tema che penalizza l’intera economia italiana e non solo le imprese di autotrasporto. Il nostro export subisce una doppia penalizzazione, sia di tempo, con i ritardi nelle consegne, che di costi operativi, perché l’attraversamento delle Alpi comporta una spesa che grava sui prodotti esportati.”