TRIESTE – Orientare la tipologia di trasporto e favorire un maggiore utilizzo dell’intermodalità. «Caricare le merci all’interno dei nostri interporti, attraverso i raccordi ferroviari già presenti nei diversi Consorzi di sviluppo economico del territorio, riducendo così la quota di trasporto su gomma, soprattutto per le destinazioni più lontane».

Così ieri, all’Interporto di Pordenone l’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, ha voluto indicare gli obiettivi della Giunta, che intende mettere insieme domanda e offerta.
Proprio per questo, la Regione sta già ragionando (tema già posto all’attenzione della Cabina di regia della logistica) su una linea di finanziamento ad hoc: una sorta di “ferrobonus” rivolto alle imprese che operano sul territorio e che scelgono gli interporti regionali per far viaggiare le proprie merci su ferrovia anziché su gomma.

Amirante era ieri all’Interporto di Pordenone per partecipare al convegno “Pordenone spartiacque fra Venezia e Trieste” organizzato da Adriaports.
«Un’occasione di confronto molto importante per focalizzare il ruolo dell’Interporto di Pordenone, non soltanto all’interno della piattaforma logistica regionale costituita dai porti e dai diversi interporti e infrastrutture di collegamento, ma in particolare sulla connessione del sistema produttivo manifatturiero pordenonese e regionale con il sistema della logistica del territorio, immaginando anche nuove forme d’incentivazione per le imprese locali» ha spiegato l’assessore.

Il confronto – al quale hanno partecipato anche Sergio Bolzonello, amministratore delegato di Interporto Pordenone, e Stefano Visintin, presidente di Confetra Fvg – ha posto al centro i temi dei corridoi del mare, dei flussi di merci tra Tirreno e Adriatico e del ruolo strategico degli interporti nella gestione delle opportunità per il sistema manifatturiero regionale.
«Noi operiamo ovviamente molto – ha sottolineato Amirante – con merci e operatori che attraversano la nostra Regione, che è baricentrica rispetto a diversi flussi di traffico, ma dobbiamo concentrarci maggiormente sulle produzioni del tessuto produttivo regionale, che non sempre sfrutta appieno le capacità della piattaforma logistica del Friuli Venezia Giulia».