TRIESTE – Accordo raggiunto in extremis tra Governo e autotrasportatori nella serata del 22 maggio, scongiurando il fermo nazionale dei TIR previsto da lunedì 24 a venerdì 29 maggio. La mobilitazione avrebbe coinvolto potenzialmente 77mila mezzi pesanti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con ripercussioni sulla distribuzione merci e approvvigionamento beni essenziali.
L’Esecutivo ha messo sul tavolo un pacchetto di misure per alleggerire i costi del settore, dal caro carburanti agli oneri operativi, mentre le associazioni datoriali hanno revocato il fermo. Secondo l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, a quasi tre mesi dallo scoppio della guerra nel Golfo, il prezzo del diesel alla pompa è salito da un valore medio di 1,676 a 1,986 euro al litro, con un aumento del 18,5%. Nonostante il taglio di 20 centesimi sulle accise introdotto dal Governo il 19 marzo, nelle prime dodici settimane di crisi l’autotrasporto merci ha sostenuto un extra costo stimato in 2,1 miliardi di euro a livello nazionale.
Per gli autotrasportatori veneti il rincaro si aggira attorno ai 180 milioni di euro, mentre per il Friuli Venezia Giulia l’importo è di 33,5 milioni. Nel Veneto, lo sciopero avrebbe interessato circa 65mila mezzi pesanti, mentre in FVG quasi 12mila unità. In Italia il parco circolante conta 741.500 mezzi pesanti con massa superiore a 3,5 tonnellate, con la maggiore concentrazione in Lombardia (91.460 veicoli), Campania (89.230) e Sicilia (82.355). Il Veneto ne conta 64.839, il Friuli Venezia Giulia 11.890.
Il vero nodo critico del settore non è solo il prezzo del diesel, ma lo sfasamento temporale tra pagamenti e incassi. Il gasolio si paga alla pompa o con fatture a brevissimo termine, mentre le fatture per i servizi di trasporto vengono pagate agli autotrasportatori a 60, 90 o addirittura 120 giorni. Questo crea una crisi di liquidità letale, con l’autotrasportatore costretto ad anticipare cifre enormi per permettere ai camion di viaggiare. Esistono meccanismi di protezione come il fuel surcharge, che permette di adeguare le tariffe in base alle variazioni del prezzo del gasolio rilevate dal Ministero, ma l’applicazione non è automatica né universale. I piccoli padroncini faticano a imporre l’adeguamento ai grandi committenti e spesso l’adeguamento scatta con un ritardo temporale rispetto alla fiammata dei prezzi.
Ai pesanti rincari si sommano fragilità strutturali storiche, prima fra tutte i ritardi nei pagamenti. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto lo scorso ottobre con una circolare che prevede sanzioni severe fino al 10% del fatturato annuo irrogate dall’Antitrust (AGCM) per i committenti che non rispettano i termini di pagamento.
Negli ultimi 10 anni, lo stock complessivo delle imprese attive di autotrasporto presenti in Veneto è diminuito di 2.142 unità. Se nel 2015 erano 8.808, nel 2025 sono scese a 6.666 (-24,3%), due punti percentuali in più della media nazionale (-22,2%). In Friuli Venezia Giulia la contrazione è stata di 449 unità, da 1.473 nel 2015 a 1.024 nel 2025 (-30,5%), una delle situazioni più critiche a livello nazionale.
Secondo la CGIA, le crisi economiche da debito sovrano (2012-2013) e da Covid (2020-2022) hanno contribuito in misura determinante a ridurre la platea delle imprese, insieme alla concorrenza dei vettori stranieri provenienti dall’Europa dell’est. Tuttavia, l’elevato numero di aggregazioni e acquisizioni ha provocato una decurtazione del numero delle imprese monoveicolari, aumentando la dimensione media e il livello di produttività dell’intero sistema logistico.




