TRIESTE – Il percorso verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo mondiale subisce una brusca battuta d’arresto.
Durante la sessione straordinaria tenutasi questa settimana a Londra, l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) non è riuscita a raggiungere un accordo sul cosiddetto Net Zero Framework, il pacchetto di misure che dovrebbe definire la strategia globale per ridurre a zero le emissioni nette del settore entro il 2050.
La decisione è stata rinviata di un anno, con la promessa di riprendere i negoziati nel 2026. Al centro dello scontro, la proposta di introdurre una tassa globale sul carbonio per le emissioni delle navi: un meccanismo che avrebbe creato un fondo internazionale a sostegno della transizione energetica del comparto.
A bloccare il processo è stata, in particolare, la posizione degli Stati Uniti, sostenuti da Arabia Saudita e Singapore, contrari a un’imposta ritenuta penalizzante per i Paesi in via di sviluppo e per gli operatori del trasporto a lungo raggio. Washington avrebbe esercitato forti pressioni diplomatiche per rinviare il voto, chiedendo ulteriori analisi sugli effetti economici di un eventuale carbon price.

La riunione dell’IMO si è chiusa senza un compromesso e con un rinvio formale di dodici mesi, che di fatto congela uno dei passaggi più attesi nella lotta alle emissioni marittime. Le associazioni ambientaliste e alcuni stati membri – tra i quali quelli dell’Unione Europea e i piccoli stati insulari del Pacifico – hanno espresso delusione per l’esito dei lavori, definendolo “un’occasione mancata” per imprimere un’accelerazione al percorso verso la neutralità climatica.
Nel comunicato ufficiale dell’IMO si sottolinea che il dialogo proseguirà nel 2026 “con l’obiettivo di raggiungere un consenso ampio e duraturo”. Tuttavia, il rinvio rischia di rallentare ulteriormente l’attuazione degli obiettivi fissati nel 2023 con la Revised GHG Strategy, che prevedeva l’adozione di misure economiche globali già entro la fine del 2025.
La mancata approvazione del Net Zero Framework segna dunque un punto di stallo in un processo già complesso, che richiede l’equilibrio tra interessi industriali, geopolitici e ambientali. E mentre le emissioni del trasporto marittimo continuano a rappresentare circa il 3% del totale mondiale, il tempo per agire si fa sempre più breve.

 

Net Zero Framework
Nel contesto dell’IMO, il Net Zero Framework è il quadro normativo e politico globale che dovrebbe definire come il settore marittimo mondiale raggiungerà le emissioni nette zero entro il 2050.
In pratica, si tratta di un pacchetto di strumenti (tecnici, economici e regolatori) per tradurre in misure concrete gli obiettivi fissati nella Strategia rivista sui gas serra (Revised GHG Strategy), adottata nel 2023.
Il Net Zero Framework comprende la definizione di una rotta di decarbonizzazione per tutto il trasporto marittimo internazionale, con tappe intermedie al 2030 e 2040; l’introduzione di misure economiche globali, come una carbon tax o un meccanismo di prezzo sulle emissioni (carbon pricing), destinata a finanziare la transizione verso combustibili a basse o nulle emissioni; gli standard tecnici obbligatori per le nuove navi, in termini di efficienza energetica e compatibilità con carburanti alternativi (come metanolo verde, ammoniaca, idrogeno); il Fondo internazionale per il clima marittimo, alimentato da eventuali entrate fiscali, per sostenere la ricerca, le infrastrutture e l’accesso alle tecnologie pulite nei paesi in via di sviluppo.