VENEZIA – La riduzione dei pescaggi nel porto di Chioggia diventa una priorità per l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale, che ha avviato un confronto con operatori e istituzioni per individuare interventi in grado di garantire la continuità delle attività portuali.
La riduzione dei fondali operativi rappresenta oggi la principale criticità per lo scalo, mentre sul tavolo della discussione c’era anche l’accessibilità a Porto Maghera. Il tema è stato al centro dell’incontro svoltosi oggi nella sede dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale tra i vertici dell’ente e la Venezia Port Community, durante il quale sono stati affrontati i principali problemi legati all’accessibilità marittima dei due porti.
L’attenzione si è concentrata in particolare sull’ordinanza della Capitaneria che ha ridotto di 30 centimetri il pescaggio massimo consentito nelle banchine di Chioggia. Una misura adottata per ragioni di sicurezza dopo i rilievi batimetrici effettuati nelle scorse settimane e che, secondo gli operatori, rischia di limitare sensibilmente l’operatività dello scalo.
La diminuzione dei fondali, infatti, obbliga molte navi a ridurre il carico oppure a completare le operazioni con la marea favorevole, con inevitabili ripercussioni sui costi e sull’efficienza dei traffici. Secondo la Venezia Port Community, senza interventi di manutenzione e dragaggio l’accumulo di sedimenti rischia di compromettere ulteriormente la competitività del porto.
Proprio per questo, l’Authority ha annunciato di avere già avviato un ciclo di incontri con la Capitaneria di porto, l’Autorità per la Laguna e le amministrazioni comunali interessate per individuare, nel più breve tempo possibile, le soluzioni tecniche in grado di mitigare gli effetti dell’ordinanza e ripristinare adeguate condizioni di navigabilità.
«Sappiamo cosa fare e dove intervenire per risolvere le criticità e sostenere gli scali di Venezia e Chioggia», ha detto il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale, Matteo Gasparato, ricordando che sono già programmati incontri istituzionali e attività manutentive e infrastrutturali, alcune già avviate e altre in fase di progettazione.
Soddisfazione, pur accompagnata dalla richiesta di interventi rapidi, è stata espressa anche dal presidente della Venezia Port Community, Davide Calderan. «L’incontro è stato rassicurante. Senza manutenzioni, sabbia e fanghi si accumulano generando rischi diretti per l’economia che gravita attorno al porto. Meno movimentazioni significa meno lavoro e a Chioggia i danni possono essere ingenti».
Sul porto di Chioggia pesa, inoltre, la situazione del ponte sul Canale Lombardo, interessato nei giorni scorsi da nuove limitazioni al traffico pesante disposte da Anas dopo il peggioramento delle condizioni strutturali. La riduzione del limite di massa a 26 tonnellate impedisce il transito della maggior parte dei mezzi diretti allo scalo. Sono allo studio soluzioni alternative essendo, di fatto, un percorso obbligato quello che attraversa il ponte.




