TRIESTE – Arrivano i 330 milioni di euro necessari per garantire la continuità delle attività del Mose: il decreto adottato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sblocca le risorse indispensabili per il completamento delle opere, la manutenzione del sistema di paratoie e la prosecuzione della convenzione con il Consorzio Venezia Nuova nella fase di transizione verso la piena operatività dell’Autorità per la Laguna.

Il provvedimento evita l’interruzione delle attività di sollevamento, gestione e manutenzione del Mose e consente di liquidare i pagamenti alle imprese, rimasti finora bloccati. In questa fase transitoria sarà il Provveditorato alle Opere Pubbliche ad autorizzare i pagamenti, coordinando le attività con l’Autorità per la Laguna, che dal primo luglio vedrà entrare in organico 25 dipendenti provenienti dallo stesso Provveditorato.

Il sindaco di Venezia, Simone Venturini, ha definito il decreto «un risultato importante, atteso e non scontato», sottolineando come il provvedimento garantisca la continuità tecnico-amministrativa di un’infrastruttura fondamentale per la salvaguardia della città e della laguna. Il presidente dell’Autorità per la Laguna, Roberto Rossetto, ha evidenziato che ora esistono le condizioni per proseguire senza interruzioni gli interventi di salvaguardia, mentre il commissario straordinario del Consorzio Venezia Nuova, Massimo Miani, ha spiegato che il decreto consentirà di completare le opere ancora in corso e di assicurare continuità alle attività del Consorzio e delle maestranze impegnate nei cantieri.

Lo sblocco delle risorse, però, non ha spento le polemiche. I sindacati contestano infatti il fatto che, nella fase transitoria, il Provveditorato torni a svolgere un ruolo centrale nella gestione delle risorse, mentre l’Autorità per la Laguna era stata istituita proprio per accentrare le competenze su Mose e salvaguardia della laguna. Inoltre resta aperta la questione del futuro dei lavoratori di Thetis, Consorzio Venezia Nuova e Comar, destinati a confluire nella futura società in house dell’Autorità.

Sul dibattito è intervenuto anche Davide Calderan, presidente della Venezia Port Community, che sposta l’attenzione su un altro tema.
«In questi giorni si sta discutendo sui fondi da Roma per le manutenzioni del Mose. Per la Venezia Port Community si tratta di un dibattito allucinante, che non dovrebbe esistere. Queste sono risorse che dovrebbero essere scontate, garantite, perché dopo tutto quello che si è fatto per portare in funzione il Mose, un sistema complesso di opere che salva Venezia, se davvero si mette in discussione il finanziamento di tale opera, allora c’è qualcosa che non va. Abbiamo un vanto ingegneristico italiano nel mondo, deve poter funzionare senza intoppi, garantendo l’entrata in funzione alla soglia stabilita, cioè quota 110 centimetri a Venezia».

Secondo Calderan, la priorità dovrebbe essere un’altra: «Semmai bisognerebbe consentire una vera salvaguardia di tutta la città, ottenendo una volta per tutte i fondi necessari per portare la città a una soglia di 110 centimetri, dall’area marciana a Rialto, passando per i vari sestieri. È quello il nodo reale da sciogliere, sul resto non si dovrebbe nemmeno accendere il dibattito. Una volta che Venezia sarà al sicuro, allora il Mose potrà entrare in funzione con un’operatività adeguata, in grado di consentire sia alla città sia agli operatori economici un prospero futuro».