TRIESTE – Il Veneto potrebbe essere tra le regioni italiane meno colpite dai dazi Usa, grazie alla differenziazione dell’export. Andrebbe peggio al Friuli Venezia Giulia, che esporta navi e imbarcazioni negli States per circa un miliardo l’anno.
I dazi doganali al 30% decisi dall’amministrazione Trump potrebbero innescare una serie di effetti diretti sulle esportazioni italiane, ma anche indiretti, come l’ulteriore apprezzamento dell’euro, un aumento dell’incertezza dei mercati finanziari e un incremento del costo di molte materie prime, in grado di provocare un danno economico al sistema produttivo del veneto fino a 4 miliardi di euro all’anno e a quello del Friuli Venezia Giulia di un miliardo.
Tuttavia il Veneto, grazie all’ottima diversificazione dei prodotti venduti negli USA, potrebbe avere ricadute negative meno pesanti di buona parte del resto del Paese e dello stesso FVG.
A sostenerlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha svolto un’analisi fondata sulla misurazione dell’indice di diversificazione di prodotto esportato suddiviso per regione, basandosi sul valore economico delle esportazioni dei primi dieci gruppi merceologici sul totale regionale delle vendite all’estero. Dove l’indice di diversificazione è meno elevato, tanto più l’export di quella specifica regione appare differenziato, risultando così meno sensibile a eventuali sconvolgimenti nel commercio internazionale. Diversamente, tanto più è elevata l’incidenza del valore dei primi 10 prodotti esportati sulle vendite all’estero complessive, quel territorio risulta essere più esposto alle potenziali congiunture negative.
Le due regioni che presentano il miglior indice di diversificazione di prodotto e che quindi sarebbero meno coinvolte dagli effetti negativi dei dazi statunitensi sono la Lombardia (con un indice del 43%) e il Veneto (46,8), rispettivamente prima e terza regione esportatrice d’Italia, con un export complessivo che ammonta a 244 miliardi di euro, quasi il 40% del totale dell’export italiano.
Degli oltre 7,5 miliardi di export del Veneto verso gli States riferiti all’intero 2023, i prodotti più rilevanti risultano l’occhialeria e i dispositivi medici (1,451 miliardi), bevande/vini (614 milioni) e oro (581 milioni). Seguono la Puglia (49,8), il Trentino Alto Adige (51,1), l’Emilia Romagna (53,9) e il Piemonte (54,8).
In FVG, che con un indice del 63,1% si colloca a metà della classifica nazionale per differenziazione di prodotti, i tre più importanti segmenti degli oltre 2,3 miliardi di esportazioni verso gli Stati Uniti sono navi e imbarcazioni (un miliardo e 45 milioni), mobili (317 milioni) e macchinari (230 milioni). Le più a rischio sono invece le regioni del sud. A differenza del resto del Paese, infatti, la quasi totalità delle regioni del meridione presenta una bassa diversificazione dei prodotti venduti nei mercati esteri. Pertanto, se dopo l’acciaio, l’alluminio e i loro derivati, gli autoveicoli e la componentistica auto gli USA – e, a catena, altri Paesi – decidessero di innalzare le barriere commerciali anche ad altri beni, gli effetti negativi per il sistema produttivo nazionale potrebbero abbattersi maggiormente nei territori dove la dimensione economica dell’export è fortemente condizionata da pochi settori merceologici.




