TRIESTE – Traffici in crescita ma banchine al limite della capacità, necessità di aumentare i pescaggi ma anche di avere a disposizione più servizi ferroviari. Gian Carlo Russo, amministratore delegato del Gruppo FHP Group a Monfalcone, fa il punto sulla situazione dello scalo gestito dall’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale, ipotizzando un raddoppio dei traffici se si dovessero attuare gli interventi previsti.

Negli ultimi anni il traffico del terminal è cresciuto. Quali sono i settori merceologici
trainanti?

«Sicuramente il siderurgico in importazione per l’industria pesante del territorio, ma anche il project cargo ed i prodotti forestali».

In quali aree vede ancora margini di sviluppo per Monfalcone?

«Oggi il porto è abbastanza saturo, sia per le aree di stoccaggio che per la lunghezza di banchina. Dopo il conflitto in Ucraina la fonte prevalente di approvvigionamento della merce per l’industria pesante è il Far East e quindi dovendo percorrere un cammino nettamente maggiore, le navi impiegate su questa rotta sono molto più grandi (sia come stazza che come lunghezza), rispetto a quelle che arrivavano da Mariupol. Per questo motivo, i tempi di sosta in banchina sono più lunghi dovendo movimentare più merce in stive più profonde e lo spazio in banchina può ospitare meno navi contemporaneamente a causa della lunghezza del vettore».

Cosa si sta facendo per tentare di risolvere la situazione?

«In periodi di picco la rada è molto affollata. Per fronteggiare la domanda, stiamo cercando – rispetto al passato – di lavorare su tre turni in modo da liberare gli ormeggi più velocemente, evitando tempi di attesa per queste navi che hanno costi giornalieri alti. Quindi, per lo sviluppo del porto, che il mercato richiede, è fondamentale finalizzare quanto previsto dal PRP che vede una banchina più lunga, ed ulteriori aree di stoccaggio con un layout più dedicato alle merceologie. Inoltre, è importantissimo ottimizzare l’offerta ferroviaria sia infrastrutturalmente che come servizio di manovra, offrendo l’operatività anche sui turni notturni. Basti pensare che il primo semestre di quest’anno oltre il 55% della merce che ha toccato il porto di Monfalcone è stata distribuita\ricevuta via treno, con qualche difficoltà operativa. Movimentare queste merci via ferrovia rende l’area geografica di pertinenza più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che di sicurezza ed è anche qui che si deve puntare per il futuro».

Lo stato dei fondali è ancora un limite per alcuni traffici?

«Fondali più profondi eviterebbero l’alleggerimento a Capodistria per poi completare a Monfalcone con un pescaggio di -10,90 metri».

Cosa rischia il porto se questi interventi dovessero ritardare ancora?

«Monfalcone è diventato un porto appetibile non solo al territorio ma anche all’Austria ed ai Paesi verso est, lungo il Corridoio V. Queste merci, però, viaggiano prevalentemente, se non tutte, via treno e per questo va posta l’attenzione, come detto prima, all’intermodalità ferroviaria avendo oggi difficoltà nell’evadere la domanda di offerta. Si rischia la delocalizzazione dei traffici e la conseguente riduzione di sviluppo sia sociale che imprenditoriale, come ovvio che sia».

Quali sono le priorità da affrontare subito?

«Offrire l’operatività di tutti i servizi del porto H24 o almeno su tre turni: terminalisti, treni/manovra, rimorchiatori, servizi tecnico nautici, operatività ai varchi doganali, formazione di risorse umane, razionalizzazione sottoservizi».

Come vede la collaborazione con le istituzioni per risolvere i nodi infrastrutturali?

«Fondamentale, l’attenzione ed il dialogo con le istituzioni è positivo e per fortuna c’è un’alta attenzione sullo scalo come per il sistema portuale».

Dove si immagina il terminal fra cinque anni, se gli interventi venissero realizzati?

«Potremmo arrivare ad un raddoppio dei volumi di traffico. Oggi Monfalcone movimenta circa quattro milioni di tonnellate, ma con una banchina più lunga, fondali più profondi, yard più ampi ed una intermodalità ferroviaria efficiente, può essere un punto di riferimento importante per il Nordest italiano, i Paesi confinanti verso est ma anche la Baviera».