VENEZIA – Un collegamento diretto tra Porto Marghera e Interporto Padova e nuovi orizzonti per l’attività dello scalo con l’allargamento della rete commerciale di riferimento.

È questa l’ipotesi sulla quale si sta lavorando dopo l’annuncio dei giorni scorsi da parte di Psa Intermodal Italy (nuovo gestore del terminal ferroviario all’Interporto di Padova), che avvicina sempre di più porto di Venezia e infrastruttura inland.
Parlare di programmazione è ancora prematuro e da Psa non lo nascondono, anche perché gli accordi sono in fase di definizione, a partire dal nome della società che gestirà la parte terminalistica.
Dal colosso mondiale le bocche sono cucite, sia dai vertici nazionali che locali, e tali resteranno fino alla chiusura definitiva dell’accordo, prevista entro il primo semestre del 2026.

Per Psa si tratta di un investimento importante, che porterà al controllo della nuova società, anche se restano da definire i componenti del Consiglio di amministrazione, tema sul quale vige ancora il massimo riserbo. Stando alle dichiarazioni più recenti, le rassicurazioni riguardano l’aspetto lavorativo, con l’idea di fondo di investire ulteriormente, con altre assunzioni, ma senza procedere ad alcun licenziamento.

Se i tempi restano prematuri per andare nel dettaglio delle operazioni che si vedranno a Padova, quello che è evidente è l’oggettivo desiderio di Psa di allargare il proprio mercato. Gran parte della gestione di Vecon (costola veneziana di Psa) a Venezia è legata al traffico su gomma. C’è quindi spazio per crescere all’esterno, visto che attualmente il mercato è legato ai territori limitrofi.
Ecco che l’opportunità di Padova potrebbe favorire lo sviluppo della rete su rotaia. Il treno sicuramente potrebbe essere un’opzione per allargare l’orizzonte di operatività dell’azienda, ma non solo. Il porto di Venezia beneficerebbe direttamente da un ampliamento dell’attrattività generata dall’investimento di Psa. Si potrebbero attirare clienti interessati a sviluppare le potenzialità di mercato anche verso il centro dell’Europa, quindi Venezia potrebbe ambire a servire altre aree.

Il commento positivo di Davide Calderan, a capo dei Venice port community, la realtà che riunisce gli operatori logisto-portuali dell’intero sistema, lascia intendere che si tratta ben più che di una speranza. «Apprendiamo con favore che un terminalista presente anche a Venezia abbia fatto questo investimento nell’interporto di Padova. Si tratta sicuramente di una buona notizia per tutta Venezia, perché grazie a queste visioni si confermano l’importanza e la strategicità del nostro scalo. Il porto potrà contare su una proficua collaborazione che espanderà gli orizzonti commerciali, generando ulteriore valore aggiunto all’economia portuale, ribadendo la propria importanza su scala internazionale».

La chiave di volta starebbe quindi nel passare da un tema di competizione, a uno di “co-opetition” fino alla attuale visione di Psa, cioè di piena collaborazione. Un sistema più volte espresso sia da politica che industria, per lo sviluppo di una grande “Pa-Tre-Ve”, cioè una grande infrastruttura economica da Padova a Treviso, passando per Venezia, con innumerevoli vantaggi economici.