VENEZIA – Le tensioni militari nello Stretto di Hormuz alimentano preoccupazioni sui flussi globali di petrolio e gas naturale liquefatto (LNG). Grande incertezza per il terminale Adriatic LNG, al largo delle coste venete di Rovigo. L’impianto rappresenta infatti uno dei principali punti di ingresso del gas liquefatto nel sistema energetico italiano. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha trasformato lo Stretto di Hormuz, via marittima strategica tra il Golfo Persico e il Golfo dell’Oman, in un punto critico per i mercati energetici globali. Secondo dati di mercato, circa un quinto dell’export mondiale di petrolio e liquefied natural gas (LNG) transita quotidianamente attraverso questo stretto, lo snodo principale per l’energia esportata dai paesi del Golfo verso Asia ed Europa. Nei giorni successivi all’avvio delle operazioni militari, alcune compagnie di navigazione e operatori di mercato hanno però sospeso il transito delle navi cisterna petrolifere e GNL attraverso lo stretto, oltre al rischio che l’arteria marittima possa esser chiusa per motivi di sicurezza.

Questo ha avuto impatti immediati sui prezzi delle materie prime energetiche, con aumenti e tensioni per quanto riguarda anche il gasolio. Per infrastrutture come il Terminale GNL Adriatico di Rovigo, gestito nella rete di hub energetici italiani ed europei, lo scenario delineato implica una fase di maggiore incertezza nei flussi di approvvigionamento e nei costi di approvvigionamento del gas liquefatto importato. La ridotta disponibilità di LNG globale e la crescente competizione tra importatori possono influenzare le consegne programmate, la pianificazione della logistica marittima e la formazione dei prezzi nel breve termine.

A livello economico, la carenza di scorte e la dipendenza dal traffico via mare sta generando un elevato livello di sensibilità al mercato. Il che si traduce in riflessi legati alle quotazioni internazionali delle materie. La riduzione di forniture importate via mare rischia di innescare una maggiore competizione per carichi disponibili e una pressione al rialzo sulle quotazioni, che, stando ad alcune ipotesi manifestate da esperti mondiali, potrebbero portare anche al raddoppio dei prezzi. In sostanza, chi non vuole aspettare, è disposto a pagare di più per passare nello stretto, generando a cascata una serie di incrementi di costi che, inevitabilmente, arriveranno al consumatore finale e al mondo dell’impresa.

Tornando a Rovigo, è di una settimana fa l’ultimo aggiornamento di Adriatic LNG, che ha confermato come nel 2025 il terminale ha immesso nella rete nazionale 8,2 miliardi di metri cubi di gas naturale, pari a oltre il 13% dei consumi complessivi del Paese. Oltre il 40% dei volumi di GNL arrivati in Italia è, infatti, transitato attraverso il terminale veneto, confermando il ruolo strategico dell’infrastruttura come prima porta di ingresso per il GNL in Italia.

 

t.b.