VENEZIA – Un porto “da chiudere”, per i deputati Luana Zanella (AVS) e Sergio Costa (M5S). Su cui investire, invece, dice la comunità portuale (Vpc-Venezia port community) e da sostenere, afferma l’autorità portuale veneziana.

Il “sasso nello stagno” è stato gettato dai due deputati del centrosinistra, che hanno chiesto «misure di tutela della Laguna di Venezia con la conferma del divieto di transito delle grandi navi da crociera e la realizzazione degli approdi fuori delle acque protette. Abbiamo presentato un comune ordine del giorno al Disegno di legge all’esame della Camera sulla valorizzazione del mare, sottolineando anche che le funzioni e le competenze attribuite alla Autorità della Laguna devono essere esercitate con l’obiettivo primario di conseguire il riequilibrio ecologico di questa area definita Zona di Protezione Speciale dalla Rete europea Natura 2000».

Per i due parlamentari, la laguna di Venezia costituisce «un ecosistema di transizione capace di conservare il più esteso habitat con carattere tuttora primario riconoscibile nella regione Veneto. Non si può tollerare che questo bene comune di immensa ricchezza sia calpestato dal passaggio distruttivo delle grandi navi».

Bolla come retrograda tale visione la Vpc, che attraverso il presidente Davide Calderan, sostiene che tali dichiarazioni siano «fuorvianti e pericolose per un sistema economico che genera 26mila posti di lavoro e 1400 imprese». A questo, la community aggiunge che «gli investimenti programmati, come la seconda isola delle “Trezze”, devono passare la Via, cioè la Valutazione sull’impatto ambientale. Questo significa che i tecnici ministeriali valutano i progetti volti alla salvaguardia della laguna, proprio per una espressione sulla fattibilità o meno di tali opere».

Alla luce di ciò, secondo Calderan, il pensiero dei due deputati «manca di rispetto a migliaia di lavoratori che ogni giorno si alzano al mattino, faticano, rispettando appieno la laguna» e, usando una provocazione, per quanto riguarda le manutenzioni dei canali: «tanto vale dire che la politica decida di non far mangiare più pesce agli italiani, perché, come stanno evidenziando in questi giorni i pescatori di Chioggia, con l’interramento dei canali non c’è più la possibilità di esercitare la loro professione e far trovare sulle tavole dei nostri connazionali uno degli alimenti più ricercati e voluti dal mercato», concludendo con un invito ai due a visitare il porto di Venezia.

Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale, Matteo Gasparato, il quale ha evidenziato, in seguito al Comitato di gestione, come sia stata ratificata l’apertura di un ufficio decentrato a Chioggia oltre all’avvio della procedura per lo sviluppo del comparto dei mega yacht: «un settore ad alto valore che Venezia, anche grazie al recente accordo sull’Arsenale con il Comune e l’Autorità per la Laguna, ha tutte le potenzialità per attrarre, così come sta avvenendo per il segmento crocieristico di alta gamma».

Il vertice dell’autorità ha puntualizzato come i numeri (l’avanzo di amministrazione si attesta a 83,2 milioni di euro, con un risultato di gestione corrente positivo di 27,5 milioni di euro, pari al 42,35% delle entrate correnti) delineano «un sistema portuale forte, capace di operare efficacemente in un contesto internazionale complesso e in evoluzione, al servizio di un territorio dinamico sul piano economico e industriale». Infatti, precisa Gasparato con una decisa presa di posizione: «Le sfide future richiederanno un ulteriore rafforzamento della pianificazione strategica, continuità negli investimenti infrastrutturali e crescente attenzione a innovazione, sostenibilità e integrazione nelle reti logistiche europee».

Sugli escavi manutentivi non si tergiverserà, visto che sul fronte degli investimenti, il valore cumulato destinato a immobili, opere ed escavi ammonta a 18,8 milioni di euro. Le risorse sono indirizzate al completamento di interventi strategici già avviati, tra cui il nuovo ponte ferroviario sul canale portuale ovest, gli escavi e il conferimento dei sedimenti dei canali di grande navigazione a Chioggia (per oltre 7,6 milioni di euro), nonché attività di manutenzione e ripristino per la protezione e conservazione delle aree lungo il canale Malamocco-Marghera.