TRIESTE – Il cantiere Piomboni di Marina di Ravenna ha dato il via libera ieri al trasferimento via mare di una struttura offshore da oltre 5.200 tonnellate, costruita in tre anni di lavoro dalla storica azienda ravennate Rosetti Marino per essere installata nei giacimenti petroliferi libici del campo di Bouri, a 170km dalla costa nordafricana.
L’infrastruttura si compone di sette piani di acciaio per 45 metri di altezza, 190 chilometri di cavi interni e 2,4 milioni di ore di manodopera. Viaggia su pontone verso Malta, dove la nave gru Saipem 7000 provvederà al sollevamento e alla posa in opera offshore.
La funzione dell’impianto è intercettare il gas naturale che da decenni viene bruciato in torcia durante l’estrazione di petrolio, trattarlo e comprimerlo per renderlo utilizzabile. Una volta a regime, il modulo potrebbe recuperare fino a tre milioni di metri cubi al giorno di metano oggi disperso, riducendo drasticamente le emissioni di CO₂ nell’area e avvicinando la Libia al traguardo, fissato per il 2030, dell’azzeramento del flaring offshore.
A commissionare l’opera è Mellitah Oil & Gas, partecipata da Eni e dalla compagnia statale libica NOC, con Saipem nel ruolo di general contractor. Per Rosetti Marino si tratta di una commessa da circa 400 milioni di dollari, su un investimento complessivo di progetto pari a 1,3 miliardi. Il gas recuperato servirà in via prioritaria al fabbisogno interno libico, ma le eccedenze potranno raggiungere l’Italia attraverso il gasdotto GreenStream.




