TRIESTE – Al centro dell’incontro di ieri tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il premier indiano Narendra Modi, oltre alle intese su difesa, tecnologia, energia e commercio, si è imposto il tema del corridoio economico Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), considerato da entrambi i governi una piattaforma strategica per ridisegnare le rotte commerciali globali.

Il vertice tra Meloni e Modi segna un rafforzamento dei rapporti tra Italia e India, a ventisei anni dall’ultima visita ufficiale di un capo di governo indiano a Roma.

Meloni ha definito Italia e India “due piattaforme logistiche proiettate in spazi cruciali per il mondo, il Mediterraneo e l’Indo-Pacifico”, sottolineando la volontà comune di rafforzare le interconnessioni tra le due aree. Il corridoio Imec, nato nell’ambito del G20, viene indicato da Palazzo Chigi come uno strumento capace di “liberare un potenziale straordinario” per commercio, imprese e relazioni economiche.
La partita si gioca soprattutto sul piano logistico e infrastrutturale. L’Italia punta infatti a candidarsi come terminale europeo naturale del corridoio grazie alla propria rete portuale e ferroviaria, con particolare attenzione al sistema dell’Alto Adriatico e al porto di Trieste, individuato come snodo verso Austria, Germania, Polonia ed Europa centro-orientale.

Il vertice ha consolidato anche la dimensione economica della partnership. Oggi sono oltre 800 le imprese italiane presenti in India e l’obiettivo condiviso è portare l’interscambio commerciale dai 14 ai 20 miliardi di euro entro il 2029, anche grazie al negoziato per il rafforzamento degli accordi commerciali tra India e Unione europea.

Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito l’Imec un’infrastruttura “di straordinaria importanza”, evidenziando il ruolo strategico di Trieste come porta d’accesso dell’Europa centrale. Secondo Tajani, il corridoio dovrà collegare il Mediterraneo all’India passando per il Golfo e il Medio Oriente, creando una nuova direttrice commerciale capace di rafforzare competitività europea, sicurezza delle catene logistiche e connessioni energetiche. Il ministro ha insistito sulle opportunità industriali e commerciali che il progetto potrebbe generare per il sistema produttivo italiano.

Il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi ha posto l’accento sulla dimensione marittima e portuale dell’intesa con Nuova Delhi. Rixi ha definito Italia e India “due grandi potenze marittime” e ha spiegato che il memorandum firmato a Roma apre una nuova fase di cooperazione concreta nei settori portuale, logistico e infrastrutturale. Nella visione del Mit, l’Italia rappresenta il terminale naturale europeo dell’Imec grazie a due direttrici strategiche: quella occidentale, che collega Genova al Reno, e quella orientale, centrata su Trieste e sui collegamenti verso l’Europa centro-orientale.
Per il viceministro, il sistema italiano di porti, interporti e infrastrutture può trasformare il Paese nel principale partner logistico dell’India in Europa, in uno scenario in cui l’Indo-Pacifico assume un peso crescente per il commercio globale e la sicurezza delle supply chain.

Dal fronte leghista, l’eurodeputata Anna Maria Cisint ha sostenuto che la conferma della centralità dell’Imec rafforza il ruolo del Friuli Venezia Giulia come “vera porta d’accesso dell’Europa” ai flussi provenienti dall’India. Cisint ha definito il progetto una “svolta epocale” per commercio internazionale, sicurezza energetica e autonomia strategica europea, chiedendo una rapida accelerazione sulle infrastrutture e sui cantieri.

Sulla stessa linea il senatore Marco Dreosto, secondo cui Trieste rappresenta “la risposta geografica e logistica naturale” del corridoio Imec. Dreosto ha rivendicato il ruolo del Porto Franco Internazionale come possibile pivot europeo del progetto, invitando il governo a tradurre rapidamente la visione politica in investimenti e connessioni infrastrutturali ed energetiche.