TRIESTE – I porti di Venezia e Trieste, ma anche Ravenna, si giocano la possibilità di diventare i principali hub italiani ed europei delle terre rare se prenderà forma il progetto comunitario per costruire una filiera continentale delle materie prime critiche e ridurre la dipendenza dalla Cina.
Un rapida analisi condotta da Adriaports sui dati disponibili e sul dibatti dei media internazionali ha evidenziato che le terre rare sono oggi tra le risorse più strategiche al mondo perché indispensabili per la produzione di magneti permanenti, veicoli elettrici, turbine eoliche, semiconduttori, robotica, intelligenza artificiale e sistemi per la difesa.
La loro importanza è cresciuta ulteriormente tra il 2025 e il 2026 dopo le restrizioni alle esportazioni introdotte da Pechino, che continua a controllare oltre l’80-90% della capacità mondiale di raffinazione e produzione di magneti.
Secondo le stime più recenti, la Cina dispone di circa 44 milioni di tonnellate di riserve, davanti a Vietnam (22 milioni), Brasile (21 milioni), Russia (13-14 milioni), India (7-8 milioni), Australia e Stati Uniti. Sul fronte della produzione, Pechino mantiene una posizione dominante con circa 270 mila tonnellate annue, seguita da Stati Uniti, Australia e Myanmar.
La filiera logistica delle terre rare è complessa e ad alto valore aggiunto. Il percorso tipico parte dalle miniere, passa attraverso gli impianti di concentrazione, raggiunge porti e terminal ferroviari, per poi arrivare agli impianti di raffinazione e infine alle industrie manifatturiere. Per i traffici internazionali il vettore dominante è il mare: i materiali vengono trasportati come concentrati minerari, carbonati, ossidi o prodotti raffinati in big bag e container. La nave resta la soluzione più efficiente e competitiva per le lunghe distanze, mentre la ferrovia viene utilizzata soprattutto per collegare miniere e porti. Proprio per questo, l’Unione Europea guarda con crescente interesse ai porti. Un hub delle terre rare non richiede soltanto banchine e terminal, ma anche piazzali dedicati alle rinfuse, magazzini coperti, sistemi di controllo ambientale, monitoraggio radiologico, laboratori di certificazione, terminal ferroviari intermodali e procedure avanzate di sicurezza e tracciabilità.
Nel mondo, i principali nodi logistici del settore sono i porti cinesi di Lianyungang, Tianjin e Qingdao, oltre a Kuantan in Malesia, sviluppato attorno all’impianto Lynas, il più importante centro di raffinazione di terre rare fuori dalla Cina. Proprio l’esperienza malese dimostra che la vera redditività non deriva dal semplice transito delle merci, ma dalla presenza di impianti di separazione, raffinazione, riciclo e lavorazione industriale nelle aree retroportuali.
In questo scenario, Porto Marghera appare oggi il candidato più forte per ospitare il principale polo italiano delle terre rare. Lo scalo di Venezia può contare su vaste aree industriali disponibili, infrastrutture chimiche e metallurgiche consolidate, terminal per rinfuse e container, capacità di stoccaggio e collegamenti ferroviari con il resto d’Europa. Nelle ultime settimane una missione tecnica della Commissione Europea ha effettuato verifiche proprio a Porto Marghera nell’ambito delle valutazioni per la creazione di hub dedicati alle materie prime critiche. Secondo le ipotesi allo studio, Venezia potrebbe specializzarsi nello stoccaggio strategico, nella raffinazione, nel riciclo e nella trasformazione industriale delle terre rare. Un ruolo che garantirebbe ricavi elevati grazie ai canoni di deposito, alla movimentazione portuale, ai servizi logistici avanzati e alle attività industriali collegate.
Trieste rappresenta invece il naturale complemento logistico del progetto. Lo scalodel Friuli Venezia Giulia dispone di collegamenti ferroviari tra i più sviluppati d’Europa verso Austria, Germania meridionale, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, oltre a terminal multipurpose, aree retroportuali e una forte vocazione intermodale. Il suo principale punto di forza sarebbe quello di fungere da porta d’ingresso delle terre rare verso il cuore manifatturiero europeo, garantendo distribuzione rapida e sostenibile ai grandi distretti industriali del continente.
Anche Ravenna figura tra i porti italiani individuati nelle valutazioni preliminari. Lo scalo romagnolo può contare su una consolidata esperienza nella movimentazione di rinfuse industriali e sulla presenza di attività chimiche e metallurgiche che potrebbero favorire l’insediamento di lavorazioni collegate alle materie prime critiche.
L’obiettivo europeo è costruire una filiera autonoma che comprenda approvvigionamento, stoccaggio, raffinazione, riciclo e distribuzione industriale. In questa prospettiva non sarà il singolo porto a fare la differenza, ma la capacità di creare un sistema integrato tra banchine, retroporti industriali e corridoi ferroviari. Se il progetto dovesse concretizzarsi, Venezia potrebbe assumere il ruolo di principale polo industriale delle terre rare del Paese, mentre Trieste diventerebbe il grande gateway logistico verso l’Europa centrale, con Ravenna a supporto delle attività industriali e di trasformazione delle materie prime critiche.




