TRIESTE – Il traffico container mondiale ha superato i 47 milioni di Teu nel primo trimestre 2026, con una crescita del 4,4%rispetto allo stesso periodo del 2025. Secondo l’Economic Outlook di Ferspedi, a trainare l’espansione sono stati soprattutto i traffici infraregionali (+5,1%), cresciuti più di quelli intercontinentali (+4,1%). In controtendenza l’Italia, dove la movimentazione container nei porti è diminuita del 4,6%.
Tra le aree più dinamiche figurano il Far East (+8,8%), l’Africa subsahariana (+14,8%) e l’America Latina (+4,4%), mentre l’export europeo registra una flessione del 4,6%. Nei porti italiani calano Genova (-4,9%), Savona (-14,1%) e soprattutto Trieste (-23,6%), penalizzata dalla riorganizzazione delle alleanze tra le compagnie di navigazione. Crescono invece Venezia (+5,8%), mentre Ravenna rimane sostanzialmente stabile (+0,1%).
I principali porti del Mediterraneo non italiani hanno movimentato complessivamente 8,776 milioni di Teu, con una crescita del 7,1%, grazie in particolare ai risultati di Suez Canal Container Terminal, Fiume (Rijeka) e Mersin. A livello mondiale i principali scali hanno raggiunto 78,186 milioni di Teu, in aumento del 6,2%, sostenuti soprattutto dalla crescita dei porti cinesi, mentre quelli statunitensi mostrano andamenti differenziati.
Sul fronte dei noli marittimi, Ferspedi rileva una ripresa delle tariffe verso il Nord Europa e il Mediterraneo dopo il calo di inizio anno e le tensioni legate agli attacchi all’Iran. Il Drewry World Container Index è passato da 1.899 dollari per FEU del 26 febbraio a 3.969 dollari il 18 giugno, con un incremento del 109%.
L’outlook evidenzia inoltre il perdurare degli effetti della crisi in Medio Oriente sui traffici marittimi. Gli attacchi degli Houthi hanno continuato a limitare il passaggio nel Canale di Suez, spingendo molte compagnie a circumnavigare l’Africa attraverso il Capo di Buona Speranza, con tempi di navigazione più lunghi di 10-15 giorni. Rispetto ai livelli del primo trimestre 2023, i transiti nel canale sono diminuiti del 47,2% per il totale delle navi e del 68% per le portacontainer.
Anche lo Stretto di Hormuz continua a risentire della crisi geopolitica: i transiti sono scesi da circa 60 a 10 navi al giorno (-83%). La riduzione del traffico sta favorendo i porti esterni alla penisola arabica, come Khor Fakkan, Salalah e Jeddah, che stanno assumendo un ruolo crescente come gateway logistici verso i Paesi del Golfo. Per il trasporto petrolifero, invece, le alternative restano limitate, poiché la capacità delle pipeline dirette ai porti esterni copre solo circa la metà dei 20 milioni di barili al giorno che normalmente transitano attraverso Hormuz.




