TRIESTE – L’economia del mare continua a crescere più dell’intera economia italiana e vale ormai quasi 225 miliardi di euro considerando l’indotto. È quanto emerge dal XIV Rapporto Unioncamere-Tagliacarne-OsserMare, che conferma il Friuli Venezia Giulia tra le regioni più specializzate del Paese e assegna a Trieste il primato nazionale per incidenza della Blue Economy sull’economia provinciale. Venezia si conferma tra le principali province italiane del settore, mentre Ravenna viene indicata come polo strategico della transizione energetica grazie al progetto di cattura e stoccaggio della CO2 offshore.

Il comparto genera 79 miliardi di euro di valore aggiunto diretto, in crescita del 3,8% contro il +2,1% dell’intera economia italiana. Considerando gli effetti sull’indotto, il valore sale a quasi 225 miliardi di euro, pari all’11,4% del valore aggiunto nazionale. Gli occupati aumentano del 4,2%, quasi tre volte il resto dell’economia, mentre le imprese della Blue Economy sono 253.599, il 4,3% del totale nazionale.

Il Friuli Venezia Giulia occupa il terzo posto in Italia per incidenza dell’economia del mare sul valore aggiunto regionale, con il 7,3%, alle spalle di Liguria e Sardegna. Gli occupati del comparto rappresentano il 5,5% del totale regionale, mentre le imprese del settore sono il 4,5% del tessuto produttivo. Trieste è la provincia che registra il risultato più rilevante a livello nazionale. L’economia del mare produce il 21,4% del valore aggiunto provinciale, pari a 1,872 miliardi di euro, collocando il capoluogo giuliano al primo posto in Italia. Anche l’occupazione conferma questo ruolo, con il 15,3% degli addetti impiegati nella Blue Economy, mentre il 12,6% delle imprese appartiene ai comparti del mare.
Il rapporto evidenzia inoltre il primato di Trieste nell’export della cantieristica (Fincantieri), con 2,6 miliardi di euro di esportazioni. Il settore rappresenta il 45,7% dell’intero export provinciale e, insieme a Lucca e La Spezia, concentra circa la metà delle esportazioni nazionali della navalmeccanica.

Anche Gorizia figura tra le province italiane più specializzate nell’economia del mare. È settima per incidenza del valore aggiunto, con l’11,9% e 503,9 milioni di euro prodotti, mentre il 10,9% degli occupati lavora nei comparti della Blue Economy. La provincia registra inoltre circa un miliardo di euro di esportazioni della cantieristica, che rappresentano il 47,8% dell’export complessivo, uno dei livelli di specializzazione più elevati del Paese. Un risultato trainato in larga parte dal polo industriale di Monfalcone, con Fincantieri e l’intera filiera navalmeccanica.

Anche Venezia si conferma tra i principali poli italiani dell’economia del mare. È sesta per incidenza del valore aggiunto, con il 12,3% e 3,626 miliardi di euro prodotti, settima per occupazione con il 13,7% degli addetti e quarta per presenza di imprese della Blue Economy, con 9.973 aziende pari al 13,3% del totale provinciale. La città lagunare è inoltre seconda in Italia per esportazioni del settore ittico, con 66,2 milioni di euro.

Per Ravenna il rapporto non evidenzia particolari primati economici, ma assegna al porto un ruolo strategico nella transizione energetica nazionale. Viene infatti indicato come sede del primo progetto italiano di cattura e stoccaggio della CO₂ nei giacimenti offshore esauriti, considerato uno degli interventi di riferimento per la decarbonizzazione dell’industria e dello shipping.

Ampio spazio del report è infine dedicato alle politiche europee per la Blue Economy, dalla nuova Strategia portuale dell’Unione europea al Patto europeo per gli Oceani, fino ai programmi di ricerca di Horizon Europe, che destinano circa 9 miliardi di euro al Cluster 6 dedicato anche all’economia blu, nell’ambito di uno stanziamento complessivo di 95,5 miliardi di euro.