TRIESTE – Trieste è il porto italiano sul quale si concentra l’attenzione del nuovo rapporto Italian Maritime Economy 2026 di SRM, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo.
Delle 182 pagine del documento, un intero capitolo è dedicato al ruolo dello scalo del Friuli Venezia Giulia nell’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), considerato uno dei principali progetti destinati a ridisegnare le rotte commerciali tra Asia ed Europa.

Il capitolo, firmato da Stefano Visintin (presidente di Confetra Fvg), porta un titolo che lascia pochi dubbi sull’impostazione dello studio: “IMEC as geologistical insurance and corridor turned network. The key role of Trieste”. Per gli autori, infatti, il progetto non deve essere interpretato come un semplice corridoio alternativo al Canale di Suez, ma come una rete logistica resiliente, capace di offrire percorsi alternativi in caso di crisi geopolitiche o interruzioni delle principali rotte marittime. Le tensioni in Medio Oriente e le criticità emerse negli ultimi anni vengono indicate come la dimostrazione della necessità di costruire supply chain più sicure e meno dipendenti da un’unica direttrice commerciale.

Secondo SRM, Trieste possiede le caratteristiche più adatte per assumere il ruolo di principale porta d’ingresso europea dell’IMEC. Lo studio richiama la presenza di fondali profondi, la forte integrazione con la rete ferroviaria verso l’Europa centrale, la posizione geografica all’incrocio dei corridoi TEN-T e la consolidata vocazione internazionale del porto. Nelle mappe riportate nel rapporto, Trieste viene infatti rappresentata come il nodo europeo di riferimento del nuovo corridoio.

L’analisi evidenzia inoltre come i traffici generati dall’IMEC sarebbero destinati prevalentemente ai mercati dell’Europa centrale e orientale, più che alle attività di transhipment nel Mediterraneo. Proprio questa caratteristica renderebbe Trieste particolarmente competitiva rispetto ad altri scali, grazie alla possibilità di instradare rapidamente le merci verso Austria, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca e altri Paesi dell’hinterland europeo.

Gli autori ritengono che il porto potrebbe intercettare gran parte dei flussi derivanti dal nuovo corridoio, beneficiando anche dell’eventuale accordo di libero scambio tra Unione Europea e India, oggi in fase di negoziazione. Nel rapporto viene ricordato che l’IMEC potrebbe contribuire a ridurre i tempi di trasporto fino al 40% rispetto agli itinerari tradizionali e sostenere un potenziale commerciale stimato in circa 170 miliardi di euro tra Asia ed Europa.

Ampio spazio è dedicato anche al traffico Ro-Ro, uno dei punti di forza storici dello scalo. SRM sottolinea come Trieste rappresenti già oggi il principale terminal europeo dei collegamenti con la Turchia e ipotizza che questo ruolo possa rafforzarsi nell’ambito dell’IMEC. Il rapporto ricorda una movimentazione attuale di circa 350mila unità di trasporto intermodale (ITU) e prospetta una crescita fino a 500mila unità nel 2030 e 625mila nel 2040. Tra le ipotesi di sviluppo figura anche una futura linea di short sea shipping fra Trieste e Israele.

Per sostenere questo scenario, secondo SRM sarà però necessario aumentare la capacità delle infrastrutture terrestri. Oltre agli investimenti ferroviari già programmati, lo studio propone la realizzazione di una nuova linea ferroviaria di circa 25 chilometri tra Monfalcone e il porto di Trieste, considerata strategica per sostenere la crescita dei traffici e il ruolo dello scalo nell’IMEC e nella rete TEN-T. Il rapporto, infine, osserva che un primo percorso operativo esiste già.
Viene descritto un collegamento fra Trieste e Dubai attraverso Haifa, Giordania e Arabia Saudita, con un tempo di percorrenza di circa 16 giorni. Pur evidenziando le criticità ancora presenti, in particolare sul fronte doganale e infrastrutturale, SRM considera questa soluzione una possibile alternativa in caso di difficoltà lungo le rotte tradizionali attraverso il Canale di Suez o lo Stretto di Hormuz.

 

Il XIII Rapporto Annuale Italian Maritime Economy di SRM, inoltre, evidenzia come le tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz, nel Mar Rosso e nel Canale di Suez stiano modificando la geografia del commercio mondiale, spingendo armatori e operatori logistici a ripensare rotte e catene di approvvigionamento. In questo contesto il Mediterraneo rafforza il proprio ruolo strategico: nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu (+5,9%) e, secondo le previsioni del rapporto, i traffici cresceranno di un ulteriore 15% entro il 2030, a un ritmo superiore alla media mondiale.

Per l’Italia lo studio sottolinea la necessità di accompagnare questa crescita con investimenti nelle connessioni ferroviarie, nell’ultimo miglio portuale, nell’accessibilità marittima e nella digitalizzazione degli scali, individuando nell’intermodalità ferro-mare uno dei principali fattori di competitività. Alla presentazione del rapporto ha partecipato anche il presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo, intervenuto nel panel dedicato a porti, logistica e intermodalità nei nuovi corridoi del Mediterraneo, insieme ai rappresentanti di FS Logistix e del Corpo delle Capitanerie di Porto.