TRIESTE – L’allargamento della zona franca del porto di Trieste resta tra le priorità del Governo. Lo ha ribadito il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, durante una visita nello scalo del Friuli Venezia Giulia dedicata alla presentazione della legge di riforma per i porti.
Secondo Rixi, l’estensione della zona franca è un tema che il Ministero intende portare avanti, così come altre misure dedicate agli scali che presentano caratteristiche particolari. Il viceministro ha definito Trieste un’infrastruttura “insostituibile” per il sistema logistico nazionale, sottolineando come la sua posizione geografica rappresenti un vantaggio competitivo unico che deve essere valorizzato con nuovi investimenti.
Rixi ha però evidenziato anche il rischio che lo scalo perda traffici a favore dei porti concorrenti dell’Alto Adriatico, non quelli italiani. Per questo, ha spiegato, sarà necessario rafforzare la capacità dell’Italia di attrarre nuovi flussi commerciali attraverso accordi con Paesi terzi e una maggiore presenza internazionale.
In quest’ottica si inserisce anche il progetto di Porti d’Italia Spa, la società prevista dalla riforma portuale. Secondo il viceministro, il nuovo soggetto avrà una vocazione internazionale e potrà investire anche in porti situati fuori dall’Unione europea con l’obiettivo di intercettare traffici da indirizzare verso gli scali italiani, seguendo una strategia già adottata da altri grandi operatori marittimi mondiali. Rixi ha precisato che la società non svolgerà attività di rilascio delle concessioni portuali, ma sarà un interlocutore unico a supporto delle Autorità di sistema portuale.
Nel suo intervento il viceministro ha anche richiamato la necessità di rilanciare gli investimenti nel comparto marittimo, sostenendo che dal 2018 il settore ha subito una riduzione delle risorse e una mancanza di programmazione.
Per evidenziare la dimensione della sfida competitiva, Rixi ha ricordato che l’intero sistema portuale italiano movimenta circa 11,7 milioni di Teu all’anno, mentre il solo porto di Rotterdam supera i 13,8 milioni di Teu. Tra le priorità indicate figurano inoltre la semplificazione delle procedure amministrative, in particolare per i dragaggi, l’accelerazione degli interventi sull’ultimo miglio ferroviario e la realizzazione dei corridoi europei TEN-T, ritenuti fondamentali per aumentare la competitività della portualità italiana.
Il viceministro ha infine richiamato il confronto in corso con l’Unione europea sullo status giuridico delle Autorità di sistema portuale. Bruxelles tende infatti a considerarle enti economici, con la conseguente richiesta di assoggettarle al pagamento delle imposte, una questione che il Governo italiano sta affrontando nell’ambito del dialogo con le istituzioni europee.
L’incontro di Trieste è stato anche l’occasione per un rapido confronto con gli operatori portuali. Il segretario degli Spedizionieri, Walter Gregori, ha chiesto espressamente di citare il Porto Franco di Trieste nella nuova riforma di legge. Aggiungendo, tra le proposte operative, la possibilità di ridurre il sistema di vendita “franco fabbrica”, sollecitando in questo senso le aziende produttrici. Marco Gallegati (Trimar) ha chiesto e ricordato la necessità del raddoppio della linea ferroviaria che collega il porto di Trieste al resto della rete nazionale e internazionale, mentre Francesco Parisi (a capo dell’omonima casa di spedizioni) ha sollevato il timore che la nuova Spa rappresenti una complicazione e non una semplificazione, come nelle intenzioni del governo.
Un chiarimento sulle modalità di interlocuzione con la nuova spa è stato chiesto da Michela Cattaruzza (che guida assieme al fratello il Gruppo di famiglia impegnato nei servizi nautici e nella cantieristica). In particolare, l’imprenditrice ha chiesto con chi bisognerà parlare in caso di nuovi investimenti.




