TRIESTE – Il corridoio India–Middle East–Europe (IMEC) entra nel dibattito operativo con un doppio appuntamento al Magazzino 26 del Porto Vecchio: il Forum dedicato alle imprese e il summit per i 30 anni dell’InCE. Al centro, il ruolo di Trieste come snodo delle nuove rotte globali tra Indo-Pacifico, Golfo e Europa.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha indicato il progetto come una risposta diretta alle criticità geopolitiche, citando le tensioni nello Stretto di Hormuz e i rischi lungo le rotte tradizionali. Secondo Tajani, un’infrastruttura alternativa consente di ridurre la dipendenza da choke point come Suez e il Mar Rosso, con effetti rilevanti per un Paese come l’Italia, dove l’export pesa per il 40% del PIL.
L’IMEC prevede una catena logistica integrata tra India, Penisola Arabica e Mediterraneo, con un potenziale stimato di 172 miliardi di euro di flussi commerciali, di cui circa 26 miliardi per l’Italia. In questo quadro, l’Adriatico settentrionale e l’area balcanica assumono un ruolo di cerniera tra Mediterraneo ed Europa centrale.
Il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha sottolineato la dimensione geopolitica del progetto. L’obiettivo è evitare una marginalizzazione del Mediterraneo nelle nuove rotte globali e rafforzare il ruolo dei Paesi dell’area InCE come piattaforma integrata verso l’Europa. La prospettiva è quella di una rete infrastrutturale più ampia, capace di collegare Adriatico, Mar Nero e Baltico.
Sul piano diplomatico, l’ambasciatore Francesco Maria Talò ha ribadito la candidatura di Trieste come nodo europeo del corridoio, evidenziando il vantaggio geografico dello scalo, il più settentrionale del Mediterraneo, e la sua connessione diretta con Germania, Europa centrale e Balcani.
Il progetto si inserisce in un contesto più ampio di iniziative infrastrutturali e di cooperazione. Tra queste, l’Iniziativa dei Tre Mari, il Corridoio VIII tra Adriatico e Balcani, la linea ferroviaria Trieste-Belgrado e il rafforzamento dei collegamenti energetici, come il cavo elettrico con il Montenegro. Attraverso il Fondo InCE-BERS sono già stati finanziati interventi tecnici, in particolare nei Paesi candidati all’ingresso nell’Unione europea.
Il Forum ha visto la partecipazione di oltre 300 delegati tra imprese e istituzioni, attivi nei settori della logistica, delle infrastrutture, dell’energia e della connettività digitale. L’obiettivo è tradurre la visione strategica del corridoio in progetti concreti, partnership industriali e investimenti lungo la catena del valore tra India, Medio Oriente ed Europa.
Dal lato industriale, emerge il ruolo crescente degli operatori internazionali già presenti a Trieste. Philip Sweens, Ceo di HHLA International ha spiegato che l’investimento nello scalo giuliano risponde a una tendenza strutturale: nei prossimi anni la crescita del Mediterraneo potrebbe superare quella del Nord Europa, con uno spostamento dei volumi verso sud per ragioni di tempo e costo. Determinante, secondo HHLA, è anche l’ecosistema logistico e intermodale sviluppato attorno al porto, che consente movimentazioni efficienti.
Sweens ha evidenziato anche il tema della governance: gli investimenti si basano sulla collaborazione tra istituzioni, operatori e sistema finanziario, oltre che su una direzione chiara nello sviluppo infrastrutturale. A livello europeo resta però la necessità di semplificare i processi amministrativi.
Sulla stessa linea Péter Garai di Adria Port (investimento ungherese nella parte sud del porto di Trieste), che ha indicato nella logistica marittima il punto di partenza per rafforzare la connettività tra Europa e India. Negli ultimi dieci anni i rapporti commerciali tra i due mercati sono cresciuti, così come quelli con il Medio Oriente. In questo scenario, l’IMEC rappresenta una naturale evoluzione e Trieste uno degli snodi più coerenti per lo sviluppo infrastrutturale e logistico.




