VENEZIA – Ventun volte in quattordici giorni, il Mose ha salvato (e sta salvando) la città, ma, al contempo, sta creando problemi al porto.
Non tutto va bene, fa sapere il presidente della Venezia port community Davide Calderan: «Abbiamo richiesto all’Autorità per la laguna e all’Autorità portuale un incontro, in virtù delle difficoltà che si stanno verificando con le costanti alzate del Mose. Capiamo la salvaguardia la città, Carnevale, le olimpiadi, ma c’è da capire anche l’importanza dell’economia che sviluppa il porto, fondamentale per la città. In questo periodo ci sono state molte alzate, causando una riprogrammazione del 15% delle navi in ingresso a Venezia. C’è la necessità di migliorare e riorganizzare la programmazione».
Difficile quantificare con esattezza i costi derivanti dalle operazioni, perché, in realtà, incidono una serie di fattori. Pare però che le stime convergano attorno ai 200mila euro al giorno, quindi, considerando quanto successo nel primo mese e mezzo dell’anno, sarebbero milioni. Cifre (quelle utilizzate per alzate sotto i 110 centimetri) che, secondo la comunità portuale veneziana, starebbero meglio investite nel completamento delle opere complementari al Mose, per terminarlo e concludere la fase sperimentale.
In città infatti il dibattito è sulla soglia di attivazione del Mose. I vari enti si sono accordati per 110 centimetri, ma in più di un’occasione in questo periodo si è deciso di effettuare i sollevamenti delle paratoie sotto quota, anche a 98 centimetri. Una soglia difficile da digerire per chi opera con le navi, visto che ciò significa incrementare sensibilmente il grado di riprogrammazione degli accessi in porto.
Quello che è certo è che il dibattito proseguirà, come ha fatto sapere Calderan, la prossima settimana ci sarà un tavolo che vedrà seduti i presidenti delle autorità per la laguna, Roberto Rossetto, e dei porti di Venezia e Chioggia, Matteo Gasparato, assieme agli operatori che sicuramente chiederanno lumi.
Il nodo, infatti, è sull’affidabilità delle previsioni, che il centro maree quasi mai sbaglia. Una corretta prevedibilità comporta una programmazione efficiente al porto, generando meno danni e facendo in modo che Venezia resti competitiva e attrattiva sul mercato. La partita è iniziata, ma è destinata a proseguire ancora a lungo. Del resto, ci sono attività economiche che alle Procuratie Vecchie di San Marco “vanno sotto” già alla quota di 78 centimetri, mentre, stando alle statistiche ufficiali del Comune di Venezia, con 100 centimetri si allaga il 5% della città veneziana.
A metterci il carico è il meteo, che pare non voglia arrestare la sua corsa, visto che per i prossimi giorni si attendono almeno quattro massime oltre i cento centimetri (più una a 95) fino alla notte tra il 16 e 17 febbraio.




