TRIESTE – Il porto di Trieste ha movimentato 9536 treni nel corso del 2022, sfiorando ai livelli pre-pandemia con i 9771 treni del 2019.
Lo ha reso noto martedì sera al Propeller di Trieste l’amministratore delegato di Alpe Adria, Antonio Gurrieri, che ha fatto il punto dei link ferroviari dello scalo, ma soprattutto dei nuovi scenari che il 2023 dovrebbe offrire in termini di traffico.
Gli investimenti degli ultimi anni hanno portato risultati tangibili e il network di Alpe Adria – un vero booster dell’intermodalità – serve oggi 9 Paesi europei con un 85% di convogli intermodali e il resto convenzionale.
«Abbiamo puntato molto sul lavoro di cooperazione e non di competizione con gli altri Mto (Multimodal transport operator) – ha spiegato Gurrieri – e i risultati sono arrivati. I nostri treni hanno un load factor dell’85% e nel 2002 il porto di Trieste ha movimentato 9536 treni». Un dato che riporta ai numeri pre-Covid con il 2019 a 9.771 treni operati (erano stati 9.733 l’anno precedente), seguiti dal forte calo del 2020 con i circa 8000 convogli (dovuto essenzialmente al crollo dell’attività dello stabilimento siderurgico della Ferriera di Servola). Buono il recupero del 2021 con 9304 treni.
Alpe Adria – che ha come soci paritari l’Autorità Portuale di Trieste, Friulia (finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia) e Mercitalia Rail (Gruppo Ferrovie dello Stato) – punta ad espandersi anche al di là dei mercati di riferimento naturali (Europa Sud Orientale). Il corridoio verso Kaunas (Lituania), quello verso la Pianura Padana e quello verso Zeebrugge per raggiungere il Regno Unito ne sono la testimonianza.
A breve, inoltre, Alpe Adria avrà anche una società controllata in Germania, a Monaco, con contributo del land bavarese.