VENEZIA – La Cgil Venezia interviene sul numero di sollevamenti del Mose e chiede chiarezza sui criteri adottati per attivare le paratoie, parlando di effetti su laguna, porto e residenti.

Il riferimento è alle dichiarazioni del presidente dell’Autorità per la Laguna di Venezia, Roberto Rossetto, che ha rivendicato 27 sollevamenti dall’inizio dell’anno e l’esistenza di un protocollo che, in presenza di una previsione di 110 centimetri e di un margine di errore, porta alla chiusura già a 100 centimetri.

Secondo Daniele Giordano, segretario generale della Cgil Venezia, si starebbe consolidando una gestione che rende “ordinaria” la chiusura della laguna a quote più basse rispetto al passato. Questo, sostiene il sindacato, comporta conseguenze sulla vita quotidiana, sui servizi, sulle attività economiche e sull’equilibrio ambientale. La Cgil chiede che vengano rese pubbliche in modo puntuale le ricadute di questa gestione. In primo luogo sull’ecosistema lagunare, sulla circolazione delle acque e sul movimento dei sedimenti. Vengono poi richiamati gli effetti sull’economia portuale e sul lavoro, in particolare sulle finestre operative e sull’organizzazione della logistica.

Per il sindacato, sicurezza e servizi essenziali devono essere garantiti, ma non possono diventare l’unica risposta. Se a 90-95 centimetri si registrano difficoltà per ambulanze, Vigili del fuoco e trasporto pubblico acqueo, servirebbero interventi strutturali sulla città, come percorsi di emergenza, passerelle stabili e una diversa gestione del traffico. La Cgil solleva anche il tema del peso turistico, sostenendo che la pressione della città-vetrina rischia di trasformare ogni criticità in emergenza permanente, con costi scaricati su ambiente, lavoro e residenti. Il sindacato chiede quindi massima trasparenza su scelte che, a suo avviso, incidono su interessi pubblici rilevanti e sull’equilibrio complessivo della laguna e del sistema economico veneziano.