TRIESTE – Rafforzamento dei controlli sui prodotti agroalimentari importati nel porto di Ravenna, con particolare attenzione al comparto cerealicolo.

La misura è stata decisa dalla Regione Emilia-Romagna con l’obiettivo di tutelare la salute pubblica e le produzioni locali, contrastando fenomeni di concorrenza sleale.
I controlli all’importazione sono gestiti dall’Ufficio veterinario adempimenti comunitari – Posto di controllo frontaliero (Uvac-Pcf) del porto di Ravenna e dell’aeroporto di Bologna. Le verifiche riguardano la conformità ai requisiti fitosanitari e qualitativi previsti dalla normativa europea e nazionale, attraverso controlli documentali, fisici e analitici. I cereali sono sottoposti a campionamenti per la ricerca di residui di fitofarmaci, micotossine e metalli pesanti.

Il sistema di vigilanza prosegue anche dopo l’ingresso delle merci sul territorio regionale, con il coinvolgimento dei Servizi di igiene degli alimenti e della nutrizione (Sian), che orientano le ispezioni sul mercato interno. L’obiettivo è garantire continuità e coordinamento tra i controlli alle frontiere e quelli successivi.
«L’Emilia-Romagna è una porta d’accesso strategica per le importazioni – ha spiegato il presidente della Regione, Michele de Pascale –. Tutti i prodotti devono rispettare gli stessi requisiti sanitari e ambientali. Rafforziamo i controlli per tutelare consumatori, filiere e produzioni di qualità».

La delibera prevede anche una reportistica periodica sulle importazioni cerealicole, con dati su volumi, provenienza ed eventuali non conformità, a supporto delle decisioni regionali e di eventuali iniziative in sede nazionale ed europea.
Apprezzamento è stato espresso da Coldiretti Emilia-Romagna, che valuta positivamente il rafforzamento dei controlli nei principali punti di ingresso regionali, a partire dal porto di Ravenna, ribadendo la necessità di regole uguali per tutti nelle importazioni da Paesi terzi.