VENEZIA – Serviranno oltre 100 milioni di euro l’anno per garantire il funzionamento del Mose, almeno secondo le stime più recenti.
E se per ora la laguna di Venezia è salva, sarà da capire cosa accadrà nei prossimi decenni, con l’innalzamento del medio mare. Un tema sollevato dal presidente dell’Autorità per la laguna, Roberto Rossetto, non di poco conto, soprattutto per il mondo legato a Porto Marghera, che dovrà confrontarsi con ingressi e uscite sempre più regolati, in attesa della conca di navigazione.
Negli ambienti del lavoro portuale regna però serenità perché, se l’esempio olandese regge, con Rotterdam a fare da Stella polare, allora Venezia dovrebbe dormire sonni tranquilli.

Rossetto lunedì scorso 13 ottobre ha dato via alla “cabina di regia” sotto alla quale sussistono le varie realtà e istituzioni che hanno le competenze legate alle acque veneziane. Si è infatti riunito il Comitato scientifico, presieduto dal “Nobel dell’acqua”, Andrea Rinaldo, e composto da Andrea Barbante (Centro studi e ricerca sui cambiamenti climatici), Andrea D’Alpaos (docente ed esperto di idrodinamica), Antonio Foscari Widmann Rezzonico (docente di architettura) e Maria Berica Rasotto (biologa marina).
La giornata è stata foriera anche di due “ok” ai bandi per la manutenzione delle paratoie del Mose. In tutto, si tratta di oltre 60 milioni di euro grazie ai quali si dovrà intervenire su 21 paratoie, visto che i fondi assegnati in precedenza a Fincantieri non sono bastati a “coprire” i costi di tutta la manutenzione, “lasciandone indietro sei”. Un bando sarà quindi di 34 milioni, per le 15 paratoie della bocca di porto tra Treporti e Lido, e di altri 14 per le sei paratoie (due per ciascuna bocca di porto) che saranno sostituite dai “rincalzi” che si trovano a Marghera proprio per garantire la piena operatività, qualora ce ne sia bisogno, anche durante il periodo di manutenzione.

t.b.