VENEZIA – Quindici miliardi di euro, che diventano 44 considerando gli effetti indotti. È questo il valore della produzione del sistema-porto di Venezia (comprende anche Chioggia), che conta 1442 aziende attive, per un totale di 26.898 addetti, cioè famiglie che vivono grazie all’economia generata dagli scali veneziani.

Il presidente dell’Autorità di sistema portuale del mar Adriatico settentrionale, Matteo Gasparato, ha annunciato di voler «riposizionare il sistema portuale cambiandone percezione», per far in modo che «Venezia torni ad esser orgogliosa del valore della portualità». E da Ca’ Corner, palazzo che si affaccia sul Canal Grande, sede della Città metropolitana, ha snocciolato i numeri frutto di uno studio realizzato dal Centro Studi Sintesi della Cgia di Mestre.

Partendo dal sistema di infrastrutture, Gasparato ha evidenziato come il valore totale delle sia di 6,4 miliardi di euro, la profondità dei canali arrivi a 12 metri, l’intermodalità ferroviaria possa contare su 65 chilometri di rete, mentre quella autostradale arriva a 40. Per quanto riguarda gli ettari del porto, sono 2500, mentre le banchine misurano 22 chilometri. Spazio è stato dato anche alla composizione del valore della produzione, in cui la parte del leone la fanno commercio e riparazioni (32,2%), attività manifatturiere (27,4%) e poi trasporto e magazzinaggio 12,4%, attività professionali scientifiche tecniche 6,4% e a seguire fornitura di energia, estrazione di minerali, fornitura di reti fognarie, acque e rifiuti, costruzioni e noleggi alle imprese.

Un mosaico di attività che raggiunge 44,2 miliardi di euro, suddivisi al 54,6% nella Città metropolitana di Venezia, 30,9% nel resto del Paese e il 14,5% in Veneto. Complessivamente, il porto contribuisce al Pil della Regione Veneto per il 6,5% con 13 miliardi di euro. Analizzando invece il dato delle aziende, le 1442 realtà che insistono nei porti veneziani si distribuiscono, tra i vari settori, in: trasporto e magazzinaggio 19,6%, attività manifatturiere 14,4%, commercio e riparazioni 13,4%, noleggio e servizi le imprese 11,1%.
Interessante anche il dato riguardante gli addetti, che, nel complesso, arrivano a 218.853, sempre considerando però il valore diretto e indiretto della filiera generata dall’economia portuale.

Gasparato ha ricordato anche i dati relativi al 2025, evidenziando un aumento rispetto all’anno precedente per quanto riguarda i volumi, 26,2 milioni di tonnellate di merci movimentate (+5,1%), 533.000 Teu (+11,2%), 3235 navi (+3,2%) e 735.000 passeggeri (+4,7%). L’ultimo dato snocciolato dal presidente del porto ha riguardato le filiere, evidenziando come la parte del leone la svolga la componente energetica (24,5%), seguita da siderurgica (18,4%), agroalimentare (9,5%), cemento (8,1%), chimica (5%) e 0,3% per i colli eccezionali.

Commentando i dati, il vertice dell’Adspmas ha chiarito che «la comunità portuale è l’unica reale alternativa alla monocultura turistica. Siamo di fronte ad un sistema integrato con il territorio in un tessuto di reti conviventi tra loro». In seguito, il presidente ha poi aggiunto: «La portualità è una risorsa per il territorio, come Autorità lo vogliamo valorizzare e comunicare. Abbiamo avviato un programma “porto per il territorio” per riavvicinare porto e città con laboratori, apertura degli spazi portuali, per far conoscere e vivere questa realtà, affinché torni ad appartenere alle persone. Lo faremo assieme a Vela, il Comune, associazioni ed enti, per fare sistema».

Dopo di lui ha preso la parola il presidente di Vpc, Venezia port community, Davide Calderan, che ha aggiunto: «Ringraziamo il presidente Gasparato per aiutarci a divulgare l’importanza del porto e della necessità di proseguire con gli investimenti. Da anni ci stiamo battendo per far capire il valore della nostra economia, dell’attività che si fa sia a Venezia, che a Chioggia, ma anche per il territorio e il NordEst in generale. Noi rappresentiamo quelle 1400 aziende e 26mila lavoratori, persone che generano un’economia alternativa alla monocultura turistica, per la quale è necessario far investimenti indispensabili per mantenere l’operatività del porto. Il riferimento è al canale Malamocco Marghera, al Vittorio Emanuele, alle nuove banchine, ma anche al futuro, perché le 26mila persone che oggi lavorano, domani dovranno avere un ricambio, quindi grazie anche alle scuole che includono un’istruzione legata a questa economia. Non è più che il porto è “brutto e cattivo”, oggi è un sistema articolato, tecnologico, in cui serve dialogare con le città, perché dobbiamo convivere con il territorio, capendone le necessità e garantendo una operatività adeguata a tutti».

Per il contrammiraglio Filippo Marini, a capo della Guardia costiera veneziana, è stata l’occasione di ribadire la centralità del tema della sicurezza: «Operiamo in una laguna di 550 km quadrati con un focus sulla sicurezza. Di recente abbiamo effettuato un’ordinanza dall’approccio incrementale sul transito delle navi nella conca di navigazione. Al netto dell’esperienza dei primi transiti, aumenteremo gli ingressi fino a navi nettamente superiori ai 200 metri. Plaudo all’iniziativa dell’autorità portuale che ha dato l’opportunità ai piloti di effettuare un corso di familiarizzazione con la navigazione in queste conche, visto che siamo gli unici ad avere questo tema in Italia».

Dal canto suo, anche la Cgil, con il segretario Daniele Giordano, ha plaudito all’iniziativa, con un monito: «La crescita del porto, l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e gli investimenti infrastrutturali possono rappresentare un’opportunità rilevante, ma devono essere accompagnati da un forte presidio pubblico e sociale. In particolare, è necessario definire con maggiore forza gli obiettivi relativi all’occupazione stabile, alla qualità del lavoro, alla tutela salariale, al governo dei cambiamenti organizzativi e al ruolo della contrattazione.»

t.b.