TRIESTE – La Blue Economy si conferma uno dei pilastri strategici dell’economia italiana e Cassa Depositi e Prestiti rilancia il proprio ruolo con un piano di investimenti da 9 miliardi di euro tra il 2025 e il 2027, destinati alle infrastrutture del Paese, con particolare attenzione al sistema portuale.
A ribadire la centralità del comparto è Andrea Nuzzi, chief business officer di Cdp, intervenuto a margine del “Blue Capital Forum – Finanza e industria, patto per disegnare il futuro della Blue Economy”, tappa del roadshow nazionale Road to BEST che ha riunito a Milano i principali attori dell’economia del mare.
«Nel settore dell’economia marittima siamo presenti lungo tutta la catena del valore – ha spiegato Nuzzi – operiamo a monte, nei servizi portuali, e a valle nella logistica integrata. Copriamo quindi l’intero sistema». Un approccio che si traduce in interventi sia sulle infrastrutture portuali, sia sul sostegno alle imprese dell’ecosistema marittimo, fino al rafforzamento dei collegamenti tra porti e reti logistiche nazionali.
Il piano industriale della Cdp prevede impieghi complessivi per 9 miliardi nel triennio, con circa 3,5 miliardi già attivati nel primo anno. «È evidente che il sistema portuale rappresenta una priorità strategica per il Paese», ha sottolineato Nuzzi, evidenziando come il settore sia sempre più centrale per la competitività industriale e logistica italiana.
Il contesto in cui si inseriscono questi interventi è quello di una Blue Economy in forte espansione. Secondo i dati presentati nel corso del forum, il comparto coinvolge oltre 232 mila imprese, genera 1,09 milioni di occupati e produce 76,6 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a circa il 4% dell’economia nazionale. Un sistema che colloca l’Italia al terzo posto in Europa per peso economico del settore, grazie a un modello integrato che unisce turismo, logistica e industria.
Accanto alla dimensione produttiva cresce anche l’interesse della finanza. Nel corso degli interventi è emerso un aumento dell’attenzione degli investitori istituzionali verso lo shipping e le infrastrutture portuali, anche in chiave di transizione energetica. Si rafforza inoltre il ruolo di strumenti finanziari evoluti, con il progressivo affiancamento tra credito bancario e private debt per sostenere investimenti di lungo periodo e strutture di capitale più flessibili.




