TRIESTE – L’europarlamentare Anna Maria Cisint sollecita con un’interrogazione la Commissione Ue a trasformare in azioni concrete il corridoio IMEC, ancora privo di strumenti operativi e di una governance strutturata, puntando sul ruolo strategico del Nord-Est italiano.

Dopo la firma del Memorandum d’intesa sul corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC), l’Unione Europea deve passare dalla fase delle intenzioni a quella della realizzazione. È quanto chiede Anna Maria Cisint (Lega/Patriots) con un’interrogazione presentata alla Commissione Europea, nella quale sollecita studi di fattibilità, una programmazione chiara degli interventi e risorse finanziarie mirate. Ad oggi, denuncia Cisint, il progetto resta privo di una governance definita e di strumenti operativi concreti.
L’iniziativa dell’eurodeputata si inserisce nel contesto della strategia Global Gateway, con cui l’Unione Europea punta a mobilitare fino a 300 miliardi di euro entro il 2027. Cisint evidenzia come, su altri fronti, la strategia stia producendo risultati, come dimostra lo stanziamento di 10 miliardi di euro per il Middle Corridor. Proprio in relazione a quest’ultimo, a dicembre è atteso in Uzbekistan un forum di verifica sugli investimenti già annunciati.

L’IMEC, lanciato durante il G20 del 2023, rischia invece di rimanere lettera morta. In un contesto geopolitico segnato da forti tensioni lungo rotte marittime cruciali come Suez e Hormuz, sottolinea Cisint, è necessario diversificare i collegamenti tra Asia ed Europa. Il corridoio IMEC può rispondere a questa esigenza strategica, ma solo se sostenuto da un piano europeo concreto. Secondo l’europarlamentare, l’IMEC deve essere pienamente integrato nel Global Gateway, con un cronoprogramma definito, valutazione delle proposte degli Stati membri e attivazione di strutture tecniche in grado di gestire lo sviluppo infrastrutturale lungo tutto il tracciato: marittimo, ferroviario e stradale. Porti, logistica intermodale e infrastrutture stradali nei territori desertici sono elementi chiave del progetto.

In questo scenario, Cisint richiama il ruolo centrale dell’Italia e in particolare dei porti di Trieste e Monfalcone, già indicati come possibili terminali europei dell’IMEC. Il Nord-Est italiano, evidenzia l’eurodeputata, dispone delle condizioni ideali: infrastrutture esistenti, connessioni TEN-T, capacità logistica e una posizione geografica favorevole. Ma affinché questa visione si concretizzi, è indispensabile che l’Ue fornisca strumenti adeguati.
«La credibilità dell’Europa sulla connettività globale – conclude Cisint – passa dalla capacità di trasformare i progetti in opere. L’Italia è pronta a fare la sua parte. Ora tocca all’Unione dimostrare coerenza, visione e determinazione».