VENEZIA – «Salvaguardia della laguna prima di tutto, però, se c’è un protocollo, è anche giusto che tale sia rispettato».


Il presidente di Venice port community, Davide Calderan, sottolinea come l’importanza di sostenere l’economia portuale non possa prescindere da una giusta programmazione. Ad ogni alzata del MOSE, infatti, il porto deve cessare l’attività perchè le navi non possono nè entrare nè uscire da Porto MArghera. «Serve assolutamente rispettare le regole, questo perché le attività economiche programmano, investono e si sostengono sulla base di tali regolamentazioni. La presenza di un protocollo e il suo mancato rispetto – sostiene Calderan – fanno sì che si crei l’imprevisto, con gli extra costi che ne derivano, sia dal punto di vista organizzativo, che economico. Senza contare i danni che si creano ai clienti del porto di Venezia, che potrebbero “indispettirsi”».

Sempre secondo Calderan, è evidente, per la comunità portuale, che la laguna venga prima di tutto: «Tutto il mondo, a partire da noi, sa che Venezia è fragile e va delicatamente rispettata. Qui ci si deve muovere in punta dei piedi, ma è un concetto che ormai è chiaro ovunque. Proprio per questo, se si è stabilito che il Mose si debba alzare alla quota di 110 centimetri, è corretto che lo si faccia a quell’altezza, i veneziani hanno convissuto per secoli con maree di quel grado e se gli esperti hanno stabilito tale discrimine, che sia rispettato».

Il presidente offre così una precisazione: «Condividiamo la preoccupazione per la salvaguardia di Venezia, accettiamo la decisione di alzare il Mose, però mercoledì è stato sollevato alle 12.15, quando la marea alla Punta della Salute era già calante, a un’altezza di 88 centimetri (la massima era stata di 92 centimetri alle 12.10). Allo stesso modo, non si comprende come mai le paratoie siano state abbassate quando la marea a Malamocco aveva raggiunto i 65 centimetri alle 15.35. Forse si sarebbe potuto agire un’ora e mezza prima, quando la marea era di 90 centimetri, quasi come al momento dell’alzata, consentendo una regolare operatività al porto».

VPC interviene anche sulla questione relativa al”barcavelox”, il sistema di controllo per la velocità delle barche in Laguna. «Abbiamo appreso dagli organi di stampa che c’è un’associazione che si vuol metter di traverso al “barcavelox”. Sebbene tutto il naviglio marittimo sia da sempre rispettoso delle norme, perché il sistema è completamente sotto controllo, siamo dell’idea che i limiti si debbano rispettare a prescindere dal sistema sanzionatorio. Non vorremmo – conclude Calderan – che si trattasse di un escamotage per evitare le multe, perché a prescindere dalla presenza o meno di un tutor o di un qualsivoglia strumento di monitoraggio, i limiti di velocità si devono rispettare sempre e comunque. Le norme si devono rispettare. Come si dovrebbe fare anche per il Mose».