TRIESTE – Sindacati pronti alla mobilitazione nello scalo di Monfalcone che fa capo all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico orientale.

Portorosega, che occupa 342 addetti tra lavoratori portuali e impiegati, ha messo al centro del confronto tra le sigle sindacali e i concessionari il cosiddetto “integrativo di secondo livello”. La rivendicazione di natura economica punta a riequilibrare il diminuito potere d’acquisto legato all’inflazione con l’introduzione del buono pasto e la cosiddetta indennità di pioggia. Istituti già in vigore precedentemente e che secondo i sindacati di categoria dovrebbero essere mantenuti, anche per equipararli con quelle di cui già godono gli altri lavoratori portuali.

Ma, contattati da Adriaports, i segretari di Fit Cisl, Filt Cgil e Uiltrasporti puntano il dito anche sulle condizioni di lavoro e la pericolosità delle attività legata al gravissimo stato di degrado in cui, a detta delle tre organizzazioni sindacali, versano le banchine e che metterebbe a serio rischio l’incolumità stessa dei lavoratori.
Il segretario della Fit Cisl, Giulio Germani, al momento parla solo di uno stato d’agitazione e conferma che l’obiettivo principale rimane quello di convocare al più presto il tavolo di concertazione per discutere di contratti integrativi, art. 17, turnazione e buoni pasto. «Siamo ancora fermi per via dell’impasse sulla nomina del presidente dell’Autorità portuale e quindi non c’è nulla di concreto per poter intavolare un discorso su un accordo di secondo livello». Ma Germani denuncia anche lo stato di degrado delle banchine che i lavoratori lamentano ormai da oltre tre anni senza che si sia arrivati ancora a una soluzione.

Un problema, quello delle banchine, che viene rimarcato anche dal segretario generale Uiltrasporti del FVG, Patrizia Zambon. «Al primo posto per la nostra sigla c’è la sicurezza dei marittimi che devono essere accompagnati all’uscita dai varchi con dei mezzi, visto che le banchine sono fatiscenti. Esiste un progetto di ristrutturazione da parte dell’Autorità di Sistema portuale che però, purtroppo, fino a quando ci sarà un commissario e non verrà individuato un presidente che possa prendersi in carico quanto già prospettato e mettere in atto i lavori di sistemazione delle banchine, non potrà essere risolto. Come Uiltrasporti siamo propensi al dialogo, perché a nostro avviso rappresenta la miglior soluzione, fermo restando che, se dalla controparte non venisse dimostrata apertura o leggessimo solo la volontà di prendere tempo, ci riserviamo di mettere in atto quanto consentito dalla legge, quindi assemblee e, non da ultimo, eventuali mobilitazioni. E questo, più che per portare i lavoratori allo sciopero, anche per evidenziare che i lavoratori non chiedono nulla di trascendentale, ma di avere soltanto quello che già hanno tutti gli altri colleghi del settore».

Il segretario regionale della Filt Cgil, Saša Čulev, non esclude che si possa arrivare anche a un blocco completo del porto. «Allo stato attuale si tratta solo di un preavviso – spiega Čulev -, ma non si può immaginare di potersi confrontare con chi da oltre un anno continua a presentare sempre la stessa proposta e non ascolta le richieste di lavoratori: ci siamo stancati e, se non ci sarà una risposta concreta, potremmo fermare tutta una serie di attività. Non le nego che si possa arrivare addirittura a un blocco completo del porto».

«Ci sono questioni, come la sicurezza – prosegue Čulev – sulla quale come sindacato abbiamo sempre puntato moltissimo anche e soprattutto per lo scalo di Monfalcone, l’unico porto in Italia che ha un RLS di sito pagato dalle aziende, a dimostrazione della loro consapevolezza che ha portato alla risoluzione di un problema complesso come quello del controllo, verifica e gestione della sicurezza. Partendo dagli integrativi, abbiamo bisogno anche di gestire un lavoro flessibile che non può continuare a esserlo all’infinito senza immaginare ripercussioni sulla vita e la sicurezza dei lavoratori, perché la flessibilità alla fine si paga, anche dal punto di vista fisico. Ci sono lavoratori ultracinquantenni che fanno sempre più fatica e su questo l’Autorità portuale può dare delle risposte, offrendo delle soluzioni e risposte puntuali a quanti rientrano nell’ambito della RCL – ridotta capacità lavorativa».

La banchina di Portarosega rappresenta poi secondo la Filt Cgil un gravissimo problema. «Impensabile che possa essere sistemata in tre mesi e la stessa Autorità portuale del resto ci aveva dimostrato grande attenzione al problema, illustrandoci i progetti esistenti e il percorso da intraprendere per arrivare a una soluzione, ma a oggi – complice anche la mancata nomina che da 14 anni tiene in scacco lo scalo – ancora non vediamo nulla. La banchina è in condizioni pietose: ci sono buche di 30-40 cm. che rendono difficoltoso il lavoro di ralle, gru o un qualsiasi mezzo che si muove su ruote, anche con conseguenze fisiche per i conducenti. Un’ordinanza dell’Autorità portuale prevede che tutto il personale marittimo debba essere accompagnato con i mezzi da bordo nave al varco doganale. Questo non accade: assistiamo tutti giorni a marittimi di svariate bandiere che vagano per il porto senza Dpi adeguati e quindi non sufficientemente visibili ai mezzi in movimentazione. Ad aprile abbiamo celebrato i vent’anni dall’ultima persona morta a Portorosega. Non vorrei che questa tragedia si ripetesse. Portorosega inoltre sta continuamente aumentando i traffici, ma il numero dei lavoratori è rimasto lo stesso e non ha seguito la crescita esponenziale delle merci. Evidentemente il medesimo numero di persone si sta assumendo carichi di lavoro aumentati a dismisura: fino a dove si può arrivare? Non abbiamo ancora dichiarato uno stato di agitazione: questo è solo un preavviso rivolto a chi deve nominare il presidente dell’Autorithy e a quelle aziende che forse non si rendono conto che quello di oggi non è più Portorosega di quindici-vent’anni fa. Terremo una serie di incontri e, se non daranno gli esiti sperati, ci riserviamo di intraprende ulteriori azioni».

 

g.t.