VENEZIA – Il Comitato consultivo dell’Autorità per la Laguna di Venezia ha dato il via libera al programma triennale di interventi. Il piano ora dovrà passare all’esame e all’approvazione del Comitato di gestione, passaggio decisivo per l’attuazione delle opere previste.
Il programma prevede un ampio piano di finanziamenti destinati a garantire la manutenzione e la gestione delle infrastrutture vitali per la salvaguardia della laguna di Venezia, con un focus particolare sul Mose e sul sistema delle dighe mobili. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti formalizzato l’erogazione dei fondi relativi al 2025 e al residuo per il 2024, recentemente sancita.
Nel dettaglio, il piano prevede una somma complessiva di 97,1 milioni di euro: 24 milioni di euro sono destinati alla gestione del Mose e dell’Autorità per la Laguna, con competenza per l’anno 2025; 34,1 milioni di euro sono dedicati alla manutenzione del sistema di dighe mobili per il 2025; 39 milioni di euro coprono il residuo 2024 per la manutenzione delle dighe.
Con l’approvazione di questo piano, si potranno avviare definitivamente le opere di manutenzione e gestione del Mose, in linea con quanto previsto dalla legge istitutiva. Il via libera del Comitato consultivo rappresenta un passo fondamentale per un’infrastruttura che riveste un’importanza cruciale per la protezione della città di Venezia dalle acque alte.
Il futuro del piano resta però legato anche alle risorse che saranno messe a disposizione dal Governo per il 2026, come parte del maxiemendamento alla legge di Bilancio recentemente presentato.
Intanto, il commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova, Luca Miani, ha scritto al Mit, evidenziando come il blocco dei trasferimenti statali apra uno scenario preoccupante per l’evoluzione dei lavori. Senza tali fondi, anche i sollevamenti del Mose sarebbero a rischio. Il congelamento voluto dal Mef delle disponibilità degli altri ministeri mette a rischio il pagamento degli stipendi, lavori da pagare e contratti da stipulare. Senza contare le opere di manutenzione necessarie per l’operatività del sistema di dighe mobili.
Sul tema sono intervenuti anche Cgil, Cisl e Uil, esprimendo «forte preoccupazione» per quella che appare a tutti gli effetti come una «situazione critica» legata a oltre «41 milioni di euro». Il tutto, accade in un periodo che alimenta ulteriori timori, visto che sussiste il «rischio concreto di blocchi operativi, fino a compromettere continuità di manutenzioni e gestione del sistema proprio nel periodo stagionale più delicato». Per questo, le sigle hanno chiesto che «le risorse siano immediatamente sbloccate e rese disponibili, evitando qualsiasi scenario di paralisi delle attività e ulteriore aggravio sulle condizioni di lavoro».




