TRIESTE – Il governo prosegue la gara per la concessione dell’A22 Brennero-Modena senza diritto di prelazione per l’attuale gestore.
Oggi il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha confermato che la procedura avviata il 31 dicembre 2024 andrà avanti, ma senza il meccanismo che consentiva al proponente (Autostrada del Brennero spa) di adeguare eventuali offerte concorrenti. La scelta arriva dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 5 febbraio 2026 (C-810/24), che ha giudicato la prelazione incompatibile con i principi di concorrenza e parità di trattamento previsti dalla normativa europea sulle concessioni.
Secondo il Ministero, la commissione ha ammesso un numero adeguato di candidati, garantendo una competizione effettiva. La proposta di piano economico-finanziario è stata trasmessa al CIPESS e costituirà la base per le offerte definitive. L’obiettivo indicato è chiudere la procedura entro la fine del 2026 con l’individuazione del nuovo concessionario.
Resta invariato il perimetro degli investimenti, superiore a 7,5 miliardi di euro. Il piano include la realizzazione della terza corsia, corsie dinamiche e interventi legati alla sostenibilità ambientale lungo i 313 chilometri dell’arteria tra Brennero e Modena.
La cancellazione della prelazione segna un cambio rilevante rispetto all’impostazione originaria del project financing, promosso da Autostrada del Brennero Spa. Il meccanismo, inizialmente previsto, era già stato oggetto di rilievi a livello europeo e aveva portato a una revisione della procedura. Sul piano politico e territoriale non sono mancate le reazioni. Il presidente della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Trentino-Alto Adige, Arno Kompatscher, ha dichiarato che i soci pubblici faranno valere le proprie posizioni nella gara. A livello locale resta la preoccupazione che, senza prelazione, il controllo della concessione possa passare a operatori esteri.
Al momento non risultano prese di posizione ufficiali aggiornate da parte di Autostrada del Brennero Spa. I soci pubblici avevano già preso atto della sentenza europea nelle settimane precedenti, in attesa delle decisioni del Ministero.




