TRIESTE – La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito che il diritto di prelazione nei bandi di concessione autostradale è incompatibile con il diritto europeo.
La decisione incide direttamente sulla procedura per il rinnovo della concessione dell’Autostrada del Brennero A22, rimettendo in discussione l’impianto della gara predisposta dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Secondo i giudici di Lussemburgo, la possibilità per il promotore uscente di eguagliare l’offerta migliore presentata da un concorrente altera il confronto competitivo tra operatori e viola i principi di parità di trattamento e trasparenza. Un meccanismo che, di fatto, scoraggia la partecipazione di nuovi soggetti e riduce l’effettiva contendibilità della concessione.
La pronuncia nasce da un contenzioso su una concessione pubblica italiana, ma ha valore generale e si applica anche al caso A22. Nel bando predisposto dal Mit, infatti, era previsto un diritto di prelazione a favore dell’attuale concessionario Autobrennero Spa, società a controllo pubblico la cui concessione è scaduta da anni ed è oggi in regime di proroga.
La sentenza europea mette ora a rischio l’intera procedura. Il Ministero dovrà scegliere se modificare il bando eliminando la prelazione o se annullare e ripubblicare la gara, con un inevitabile allungamento dei tempi. Un passaggio delicato, anche alla luce del valore strategico dell’asse del Brennero per i traffici tra Italia ed Europa centrale.
Le ricadute non sono solo giuridiche. Intorno alla concessione A22 ruotano investimenti, dividendi e flussi finanziari che coinvolgono enti territoriali e camere di commercio lungo il tracciato, con effetti potenziali sui bilanci locali. Non a caso, la decisione della Corte è stata subito accolta con attenzione dagli enti soci e con favore dalle associazioni dei consumatori, che da tempo contestavano la legittimità della prelazione.




