TRIESTE – Italia e Qatar rafforzano il coordinamento su trasporti e logistica alla luce della crisi nel Golfo.
Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha tenuto una videocall con il ministro dei Trasporti del Qatar Sheikh Mohammed bin Abdullah Al Thani, per fare il punto sugli effetti delle tensioni regionali sui sistemi di trasporto.
Al centro del confronto la tenuta delle catene logistiche globali, con particolare attenzione allo shipping e alla continuità dei collegamenti aerei, in una fase caratterizzata da criticità lungo le principali rotte energetiche e commerciali. Nel corso dell’incontro è stata condivisa la priorità di garantire la sicurezza dei lavoratori marittimi e la libertà di navigazione negli stretti strategici, anche attraverso il ruolo dell’International Maritime Organization.
Rixi ha ribadito l’impegno dell’Italia nel sostenere la resilienza dei flussi commerciali e delle infrastrutture strategiche, richiamando il contributo del sistema nazionale nei settori portuale e dell’aviazione civile. Da parte qatariota è stato confermato l’interesse a rafforzare la cooperazione bilaterale. Le due parti hanno concordato di mantenere un coordinamento costante sui principali dossier, in un contesto che resta incerto per lo shipping internazionale e per la stabilità delle catene logistiche.
Lo stretto di Hormuz resta aperto, ma sotto forte pressione militare e politica, con traffici ridotti e nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran. Nelle ultime ore le fonti internazionali riportano un irrigidimento del controllo statunitense sull’area. Navi iraniane sarebbero state respinte all’uscita dello stretto, in un contesto che di fatto limita l’operatività di Teheran sul principale chokepoint energetico mondiale. La misura si inserisce in una strategia più ampia di contenimento, con impatti diretti sui flussi petroliferi.
Sul piano operativo, il traffico continua ma con volumi inferiori alla norma e condizioni più complesse. Prima della crisi si registravano circa 130 transiti al giorno; oggi il numero è sensibilmente più basso. Le navi che attraversano lo stretto seguono spesso rotte costiere sotto influenza iraniana, segno di un controllo più marcato dell’area.
Alcuni episodi confermano l’aumento del rischio percepito dagli operatori: diverse petroliere hanno invertito la rotta, evitando il passaggio o rinviando le operazioni. Il fattore sicurezza, insieme alla pressione politica e alle possibili sanzioni, sta incidendo direttamente sulle scelte degli armatori e degli operatori energetici.
Parallelamente, l’Iran starebbe ancora valutando l’introduzione di pedaggi per le navi in transito. Il quadro resta instabile anche sul piano diplomatico. Sono in corso contatti tra le principali potenze, con il coinvolgimento della Cina, ma al momento non emergono segnali concreti di de-escalation.




