TRIESTE – A Trieste il progetto Innoway prosegue nelle attività preparatorie, ma sindacato USB solleva dubbi sul livello effettivo di produzione e sul coinvolgimento complessivo dei lavoratori.
Al ministero delle Imprese e del Made in Italy si è svolto oggi un nuovo incontro di monitoraggio sul piano di reindustrializzazione del sito ex Wärtsilä di Bagnoli della Rosandra (Trieste). L’azienda ha confermato il deposito della domanda per il contratto di sviluppo a Invitalia, la definizione di una filiera di fornitori in gran parte italiani e l’avvio delle prime fasi operative legate alla qualificazione di materiali e processi.
Aggiornamenti anche sugli impianti produttivi, sul raccordo ferroviario e sull’implementazione del sistema gestionale. Sul fronte della forza lavoro, Innoway ha indicato circa 95 addetti attualmente in servizio e l’avvio delle prime attività formative, con un gruppo coinvolto nelle lavorazioni di saldatura. Segnalate anche alcune uscite volontarie. Per la sicurezza, l’azienda ha comunicato il completamento delle principali attività organizzative.
Valutazione positiva da parte della Regione Friuli Venezia Giulia. Gli assessori Alessia Rosolen e Sergio Emidio Bini hanno evidenziato i passi avanti rispetto alle criticità emerse nei mesi scorsi, in particolare su struttura manageriale, diversificazione dei fornitori e sviluppo del sistema produttivo. Apprezzata anche la scelta di privilegiare una filiera locale. Confindustria Alto Adriatico ha condiviso questa impostazione.
Dal lato sindacale, USB ha riconosciuto i progressi ma ha posto il tema centrale della produzione reale. Secondo il sindacato, il progetto resta concentrato su forniture, certificazioni e aspetti burocratici, senza un quadro chiaro sui livelli produttivi effettivi e sulla coerenza con il piano iniziale. L’azienda ha indicato l’obiettivo di circa 60 piattaforme, ma ha segnalato possibili difficoltà nel rispettare la scadenza di fine 2026 per la linea di saldatura dei vagoni.
USB ha inoltre chiesto un maggiore coinvolgimento di tutti i lavoratori, inclusi quelli in cassa integrazione, sottolineando che le uscite volontarie registrate rappresentano un segnale di incertezza. Anche sulla formazione è stata evidenziata la necessità di estendere i percorsi a tutto il personale, trasformandoli in uno strumento concreto di riqualificazione.
Sul fronte istituzionale, infine, la Regione ha ribadito l’importanza di accelerare i programmi formativi per favorire il riassorbimento degli addetti e ha ricordato le risorse stanziate, circa 15 milioni di euro, per l’infrastrutturazione dell’area, anche in ambito ferroviario. Confermata inoltre la disponibilità a valutare una partecipazione al contratto di sviluppo, a fronte di un investimento complessivo stimato in circa 70 milioni di euro.




