TRIESTE – Il porto di Ravenna rafforza la sua candidatura per diventare uno dei principali riferimentI europei per la gestione delle terre rare e delle materie prime critiche.
La candidatura, condivisa con Porto Marghera, incassa il sostegno della Camera di Commercio di Ferrara Ravenna. A rilanciarla è stato il presidente Giorgio Guberti, commentando la proposta avanzata dal presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centro Settentrionale, Francesco Benevolo, durante l’evento Deportibus.
Secondo Guberti, il progetto rappresenta una grande opportunità per il territorio e per l’intero Paese, consentendo al porto di Ravenna di assumere un ruolo strategico nelle attività di approvvigionamento, deposito, trasformazione e riciclo delle materie prime indispensabili per le tecnologie del futuro. Venezia-Marghera affiancherebbe lo scalo ravennate all’interno di una filiera integrata dell’Alto Adriatico. Le terre rare e i metalli critici sono essenziali per settori quali elettronica, energia, difesa, aerospazio, trasporti, intelligenza artificiale e robotica. La disponibilità di queste risorse è considerata decisiva per ridurre la dipendenza europea da fornitori esteri, in particolare dalla Cina, e per rafforzare la competitività industriale del continente.
Tra i punti di forza della candidatura, Ravenna può mettere in campo competenze industriali consolidate, aree logistiche già disponibili nelle vicinanze del porto e collegamenti efficienti con le reti stradali e ferroviarie. Un ulteriore elemento di attrattività è rappresentato dalla Zona Logistica Semplificata, che offre agevolazioni e procedure accelerate per nuovi investimenti.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del Critical Raw Materials Act, la strategia con cui l’Unione Europea punta a raggiungere una maggiore autonomia nell’approvvigionamento delle materie prime critiche. Entro il 2030 Bruxelles punta a coprire internamente almeno il 10% del fabbisogno attraverso l’estrazione, il 40% tramite la trasformazione e il 15% mediante il riciclo, limitando inoltre la dipendenza da un singolo Paese terzo a non oltre il 65% del consumo di ciascuna materia prima strategica.




