TRIESTE – Scontro sull’impatto della cantieristica a Monfalcone, tra l’amministrazione comunale e Fincantieri, che sul territorio ha lo stabilimento più grande del gruppo con migliaia di lavoratori.
Il Consiglio comunale ha approvato in maniera bipartisan (all’unanimità con 21 voti su 21 consiglieri) una mozione in cui si chiede a Fincantieri un “nuovo modello produttivo”. La mozione, prima firmataria Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, ex sindaca di Monfalcone e attualmente delegata alla sicurezza e alla lotta alla radicalizzazione islamica in Comune, è stata integrata con alcune proposte della minoranza. Si sostiene che “l’espansione produttiva rischia di accentuare la frammentazione del lavoro e l’uso di subappalti, con ripercussioni sociali e abitative per il territorio“. Cisint ha sottolineato che è “un punto di svolta per tutelare il valore del lavoro e dei lavoratori”, dunque “questa mozione non è un punto di arrivo, ma l’inizio di una vertenza con cui parte un percorso che dovrà tradursi in azioni concrete”.
Dura la risposta, in una lettera che è stata pubblicata integralmente sul quotidiano Il Piccolo, dell’amministratore delegato e Direttore generale di Fincantieri Pierroberto Folgiero.
«Nonostante un’amministrazione comunale che sembra voglia continuare a spiegarci il nostro “modello produttivo” – cioè come si costruisce una nave, con quali risorse o articolazioni societarie, addirittura con quali ditte – abbiamo avviato una serie di progetti di concreta responsabilità sociale, compresa ad esempio l’apertura di un asilo, che prendono molto sul serio gli impatti dei lavoratori dei nostri cantieri su una città costruita dai fratelli Cosulich intorno al cantiere circa 110 anni fa» ha scritto Folgiero.
Nello stabilimento di Fincantieri è prevalente la presenza di lavoratori provenienti dal Sud Est asiatico (in particolare il Bangladesh) che costituiscono una quota consistente della cittadinanza monfalconese (un terzo su 30 mila abitanti), fattore contro il quale da tempo lotta l’ex sindaca Cisint.
Il Consiglio comunale ha individuato otto punti “prioritari” di confronto su “impatto sociale sul territorio, revisione del modello produttivo, investimenti in formazione e tecnologia, superamento del ricorso strutturale alla manodopera extracomunitaria a basso costo, riforma del sistema di appalti e subappalti, responsabilità sociale d’impresa, tutela della legalità e dei diritti dei lavoratori e rafforzamento del welfare locale”.
Folgiero ha ricordato che Fincantieri produce “circa 3 miliardi di euro di PIL nel FVG” e che, “crea indotto ad una filiera di centinaia di PMI italiane, 600 solo in FVG”. Il backlog “ad oggi prevede carico di lavoro nei cantieri per i prossimi 10 anni e vale 57 miliardi di euro, di cui oltre l’80% statisticamente genera acquisti in Italia per circa 45 miliardi di euro”. Fincantieri “sta cercando lavoratori italiani, ovunque” e “nel cantiere di Monfalcone sono stati investiti circa 23 milioni di euro”.
Se Cisint ha controreplicato sostenendo “l’AD di Fincantieri non può sottrarsi all’obbligo di affrontare le ricadute delle proprie scelte”, molte sono le reazioni che invitano alla prudenza. Prima fra tutte quella del governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che ha lanciato un “appello alla responsabilità”. “Lavoriamo con Fincantieri da anni” e “penso che Fincantieri in questi anni abbia dimostrato gran senso di responsabilità”. Anche il deputato Walter Rizzetto, coordinatore FdI in Fvg e presidente della commissione Lavoro della Camera ha detto che “su Fincantieri serve collaborazione istituzionale e responsabilità verso le centinaia di piccole imprese che compongono l’indotto”.
“Penso che sia sbagliato portare sull’agone politico Fincantieri – ha spiegato Fedriga – Fincantieri è un player internazionale. Stiamo lavorando con Fincantieri da anni e penso che i passi avanti siano stati fatti anche per gli oggettivi impatti che ci sono sulle comunità dove le loro imprese esistono. Penso che Fincantieri in questi anni abbia dimostrato grande senso di responsabilità facendo dei passi avanti importanti e sono convinto che proseguiranno”
Il sindaco di Monfalcone Luca Fasan ha ribadito “la necessità di revisione del modello produttivo aziendale a partire dal ricorso ai subappalti, che a suo avviso crea conseguenze devastanti per il territorio”.
Dura la replica della stessa Cisint: «Folgiero non può asserragliarsi nella torre d’avorio delle sue visioni strategiche, che nel contesto locale si trasformano in disegni distopici se non sono correttamente gestiti e governati». «Non vi è solo una responsabilità sociale d’impresa in capo all’azienda – commenta -, ma anche in capo a chi è stato chiamato a dirigerla. Quest’ultimo (Folgiero) non può sottrarsi all’obbligo di affrontare le ricadute delle proprie scelte produttive quando queste coinvolgono un territorio, soprattutto se su di esso è insediato lo stabilimento di eccellenza, nonché il più prestigioso e di maggior dimensione della società». Le strategie globali puntualizzate dal numero uno del colosso «non sono in discussione, ma non è un salvacondotto per pratiche che allarmano le comunità quando queste superano la sostenibilità sociale e trasferiscono dallo stabilimento al territorio rischi di legalità legati al racket salariale e al pizzo islamico che non sembrano apparire più come casi mediatici isolati».
Per Cisint il punto in questione è la mancata discussione «con la città» rispetto ai «lavori di ampliamento in corso che rivoluzioneranno profondamente la dimensione aziendale». Inoltre, l’ex sindaco punta il dito contro le conseguenze relative ai fabbisogni che deriveranno dai lavori. Tutto ciò, per Cisint, «giustifica la convinzione che possano essere ancor più pesanti di quanto si possa immaginare per una realtà che già oggi non riesce a conciliare il gravame di una presenza extracomunitaria fuori da ogni controllo».
Anche l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen, appoggia Folgiero: «È proprio la responsabilità sociale dell’impresa -sottolinea- che ha fatto nascere e crescere Monfalcone e la Regione contribuisce ad implementarla anche con il nuovo sistema di innovazione sociale».
Divisi i sindacati. Michele Orlandini, segretario FIOM CGIL di Gorizia, è concorde con la mozione comunale, ritenendo che gli appalti vadano assorbiti in azienda. Mentre Michele Zoff, RSU di FIM CISL, evidenzia come nelle altre sedi di Fincantieri in Italia non sussistano i problemi sollevati a Monfalcone. E invoca l’organizzazione di un tavolo inclusivo di azienda e sindacati per risolvere le questioni di un’azienda che rappresenta il 53% del PIL regionale del Friuli Venezia Giulia.




