TRIESTE – Fincantieri chiude il 2025 con l’utile più alto della sua storia e un backlog in forte aumento, sostenuto da nuovi ordini record e da una domanda solida in tutti i segmenti.
Il risultato netto raggiunge 117 milioni di euro, più che quadruplicato rispetto ai 27 milioni del 2024. I ricavi crescono del 13,1% a 9,19 miliardi, mentre l’EBITDA aumenta del 33,9% a 681 milioni, con margine al 7,4%.
Il dato più rilevante riguarda però il portafoglio ordini. Il backlog si attesta a 41,1 miliardi di euro, in crescita del 32,7% su base annua, mentre il carico di lavoro complessivo (incluso il soft backlog) raggiunge il livello record di 63,2 miliardi.
Questo volume garantisce circa 4,5 anni di attività considerando il solo backlog e circa 6,9 anni includendo anche le opzioni e le commesse in fase avanzata.
Dal punto di vista industriale, il portafoglio comprende 97 navi, con consegne programmate fino al 2036 (2037 includendo accordi firmati nel 2026).
Nel dettaglio, il backlog è concentrato soprattutto nello shipbuilding (oltre l’80%), ma con contributi rilevanti anche dai segmenti offshore, underwater e sistemi.
Sul fronte finanziario, la posizione netta resta negativa per 1,31 miliardi nella versione adjusted, ma in miglioramento rispetto all’anno precedente grazie anche al rafforzamento patrimoniale.
Pierroberto Folgiero, Ceo e Direttore generale di Fincantieri, sottolinea i risultati record del 2025, evidenziando crescita economica e solidità del modello industriale. Parla di «aumento a doppia cifra di ricavi ed EBITDA» e del «miglior utile della nostra storia», in un contesto globale complesso.
L’ad mette al centro il portafoglio ordini, ricordando le «97 unità oggi in portafoglio» e una visibilità sulle consegne fino al 2037, che garantiscono prospettive di lungo periodo per i cantieri, in particolare nel segmento crocieristico.
Sul piano strategico, indica due direttrici principali: la difesa, con il raddoppio della capacità produttiva in Italia, e il settore underwater, dove il gruppo punta su tecnologie avanzate e integrazione della filiera per costruire un’offerta distintiva.
Guardando avanti, Folgiero spiega che il piano industriale 2026-2030 punta su capacità produttiva e innovazione, con una maggiore integrazione tra digitale, marittimo e subacqueo. L’obiettivo è rafforzare Fincantieri come «piattaforma industriale di riferimento» nelle tecnologie legate alla sicurezza in mare e alla blue economy.





