TRIESTEComune di Venezia, Autorità per la laguna e Autorità portuale di Venezia (Adspmas) hanno siglato ieri un accordo per raccogliere manifestazioni di interesse sull’utilizzo dell’Arsenale nord: tra le ipotesi anche quella di ospitare un cantiere per yacht dai 30 ai 100 metri.

Venezia potrebbe davvero tornare a rievocare quella sua naturale capacità di rigenerare imbarcazioni, proprio dove la Serenissima creava i presupposti al suo dominio marittimo. Oggi l’Arsenale non ha ancora una vera e propria identità, uno degli obiettivi è quindi proprio quello di “attivare” le aree con funzioni economiche, culturali e produttive.

Dal suo account X, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha reso noto: «Firmato un importante protocollo d’intesa per il rilancio dell’Arsenale Nord. Un passo concreto che apre alla pubblicazione di un avviso pubblico esplorativo rivolto ai settori della nautica e della cantieristica di lusso. L’obiettivo è chiaro: attrarre investimenti qualificati, valorizzare uno spazio simbolo della nostra città e creare nuove opportunità di lavoro, nel pieno rispetto dell’identità storica dell’Arsenale. Un percorso di ascolto e visione condivisa. Vogliamo coinvolgere operatori e investitori di primo piano, anche a livello internazionale, per costruire insieme il futuro di quest’area strategica. L’Arsenale deve tornare a essere un luogo produttivo, innovativo e centrale per lo sviluppo di Venezia, rafforzando il suo ruolo come hub europeo della nautica di alta gamma».

Oltre all’Arsenale, c’è però anche la Marittima, come rilanciano gli operatori economici dello scalo lagunare. Il presidente di Venezia port community, Davide Calderan, ha aggiunto: «Benissimo che si intenda esplorare questo tipo di economia, per ora è difficile capire che impatto possa avere sul territorio, ma pensiamo che Arsenale e Marittima possano essere poli di uno sviluppo che porti ricchezza, senza “contro”, all’ecosistema cittadino, favorendo così il ripristino di alcuni canali (economici) attivati con il rodato sistema delle crociere».

Entrando nel dettaglio, il presidente ha proseguito: «Si pensi a tutto l’indotto che creano le navi da crociera quando arrivano in città e scelgono lo scalo veneziano come uno dei maggiori home port d’Italia. Il sistema potrebbe operare in tandem con l’Arsenale, diversificando le funzioni “tecniche”, creando un forte indotto anche in tutte le realtà cantieristiche dell’entroterra lagunare. Si pensi ai favolosi tecnici che esistono a Marghera, potrebbero raggiungere Venezia senza interruzioni di carico, con le proprie vetture, arrivando direttamente a fornire i servizi sui mega yacht».

Calderan aggiunge anche che ciò alimenterebbe un mercato turistico «discreto, alto-spendente, non massivo», che possa modificare la geografia del turismo «Dalle coste nostre a quelle croate e, perché no, anche alle isole greche, che, sebbene relativamente “lontane”, potrebbero generare una “nuova rotta del turismo”». Con un “ma”, cioè l’attesa che le navi tornino a popolare la Stazione Marittima: «Il tutto, nell’attesa che il Vittorio Emanuele possa ripristinare la sua profondità naturale, in grado di far transitare le navi e dar nuova linfa a uno dei fiori all’occhiello della gestione navale mondiale, cioè la Stazione Marittima del Tronchetto».