TRIESTE – L’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale (porti di Venezia e Chioggia) ha approvato il bilancio di previsione 2026, confermando la continuità operativa, nonostante la fase di transizione seguita alla nomina del Commissario straordinario lo scorso luglio, tradottasi da circa un mese nella conferma a presidente di Matteo Gasparato.
Il documento prevede per il prossimo anno un presunto avanzo di amministrazione di oltre 150 milioni di euro e un utile d’esercizio stimato in 13,7 milioni. La gestione 2026 si fonda su un quadro di traffici attesi “costanti” e su un livello di entrate correnti pari a 64,7 milioni di euro, trainate soprattutto da tassa portuale (15,85 milioni), tassa di ancoraggio (10 milioni) e canoni demaniali (leggermente in ribasso rispetto alla previsione del 2025, per circa 35 milioni). Rimane stabile anche l’avanzo di parte corrente, previsto in circa 22 milioni, elemento che continua a rendere possibile l’autofinanziamento di una quota significativa degli investimenti e l’estinzione di mutui in capo all’ente.
Per quanto riguarda il piano degli investimenti, l’Authority prevede nel 2026 poco meno di 20 milioni di euro destinati a opere, escavi e manutenzioni, in linea con il triennio precedente ma inferiori ai picchi degli anni passati. La ragione sta nella necessità di concentrarsi sul completamento delle opere già finanziate e cantierate, molte delle quali legate a fondi statali, PNRR, PNC o programmi europei. Il bilancio conferma anche la piena copertura per il restante triennio con oltre 23 milioni per il 2027 e 7 milioni per il 2028, tra cui interventi strategici come il Molo A e il mantenimento dei pescaggi dei canali nei porti di Venezia e Chioggia.
Per quanto riguarda le uscite correnti, queste si stimano a 42,5 milioni di euro, trainate soprattutto dai costi del personale (11,47 milioni), dalle prestazioni istituzionali (8,4 milioni), dalle cause in essere (con contenziosi legati anche all’esposizione all’amianto per 7,3 milioni), oltre a oneri finanziari e tributari (8 milioni). Prosegue infatti, l’impatto dell’imposizione Ires sui canoni demaniali, che porta gli oneri tributari a 5,47 milioni di euro. La previsione di cassa 2026 indica un saldo finale di 82,1 milioni, in calo rispetto all’inizio dell’anno. Una dinamica attesa, dovuta ai pagamenti legati agli investimenti in corso.




