TRIESTE Al via domani a Trieste l’Indo-Mediterranean Business Forum per riunire aziende della logistica e dei trasporti, insieme ai settori che già beneficiano o saranno coinvolti in futuro nella crescita degli scambi tra le economie dell’Oceano Indiano e del Mar Mediterraneo.

Il Forum in contatto imprese provenienti da tre aree geografiche chiave: Europa centrale e orientale (inclusi i Balcani), Mediterraneo orientale (compresi Turchia, Israele, Egitto e Grecia e India con i Paesi del Golfo.
Leader politici e industriali italiani ed europei apriranno l’incontro con un intervento di benvenuto. La “due giorni” includerà sessioni strutturate e momenti di networking per esplorare nuove opportunità e individuare le principali barriere nel trasporto che richiedono attenzione urgente.

Probabile anche la prima uscita pubblica sul territorio del neopresidente dell’Autorità di sistema portuale a capo dei porti di Trieste e Monfalcone.

Francesco Parisi, presidente dell’omonima e storica casa di spedizioni, ma anche alla guida di “Trieste Summit”, sodalizio che riunisce i sostenitori del progetto, spiega cosa è cambiato negli ultimi mesi.

Presidente Parisi, ci siamo lasciati a marzo quando ancora su parlava di “Via del Cotone”, oggi si parla di Corridoio indomediterraneo. Al di là dei nomi, cos’è cambiato in questi mesi?
«L’attenzione per il progetto si è notevolmente accentuata. È stato nominato inviato speciale del Governo l’Ambasciatore Francesco Talò, che era con noi a Trieste il 2 marzo in occasione dell’approdo di Nave Vespucci. Il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, Tajani, a Nuova Delhi ha parlato esplicitamente di Trieste quale snodo europeo di IMEC ed ha annunciato un prossimo summit dei paesi firmatari di IMEC a Trieste. Ci sono stati importanti eventi per esempio a Nuova Delhi, a Roma, a Budapest e a Marsiglia con focus su IMEC e in ognuna di queste occasioni, anche grazie alla presenza attiva della Associazione Trieste Summit, Trieste è stata indicata come uno dei più interessanti possibili snodi del corridoio a servizio del Centro Est Europa».

Trieste resta un porto strategico per il progetto. Sono concretamente emersi nuovi “concorrenti” per lo scalo del Friuli Venezia Giulia?
«Trieste come porto più settentrionale del Mediterraneo, collegato già oggi meglio di ogni altro porto al Centro Est Europa, conferma la propria candidatura a Gateway Europeo di IMEC. È assolutamente normale che ci siano concorrenti, questo dimostra che il corridoio è visto come un potenziale importante generatore di attività non solo da noi. Ed in ogni modo è chiaro che ci saranno più capolinea (nessuno andrà a Madrid da Trieste come nessuno andrà a Budapest da Marsiglia) e, conoscendo come operano le linee marittime, ogni capolinea avrà ricadute importanti in un ampio bacino che comprenderà una pluralità di porti».

È recentissima la creazione di un intergruppo parlamentare dedicato al corridoio. Come potrà incidere sulle scelte del governo italiano nel breve periodo e quali effetti può avere questo passo sulla posizione dell’Italia nei rapporti con India, Paesi del Golfo, Israele ed Egitto?
«Diversi esponenti dell’intergruppo parlamentare saranno a Trieste il 4 e 5 dicembre e siamo in contatto con loro da mesi. La costituzione dell’intergruppo parlamentare è un altro degli eventi che dimostrano l’accentuazione dell’attenzione sul progetto. Abbiamo capito che l’intergruppo si attiverà con colleghi parlamentari dei Paesi firmatari di IMEC per avviare una collaborazione tra intergruppi. Vediamo con molto interesse questo sviluppo che serve a rafforzare la consapevolezza e la progettualità».

Che cosa manca oggi, sul piano politico, per dare al progetto una direzione concreta?
«Pensiamo si debba andare a valutare quali tematiche concrete vadano affrontate prioritariamente lungo il corridoio, in particolare sul territorio Europeo: investimenti per incrementare capacità e per superare colli di bottiglia infrastrutturali, accordi doganali per agevolare i transiti (fast corridors), cooperazione e scambio di buone pratiche nella gestione delle catene intermodali: snodi di interscambio mare-ferrovia-strada».

Che ruolo può giocare la collaborazione tra istituzioni italiane e grandi operatori logistici internazionali?
«In Francia il progetto è condotto dal Presidente della Repubblica e dalla Compagnia di bandiera CMA-CGM. Noi auspichiamo che analogo interesse sia manifestato in modo esplicito anche da armatori italiani, sia nel campo dei collegamenti oceanici sia nel campo del short sea, che dal corridoio IMEC potrebbe veder crescere esponenzialmente il proprio mercato».

La “due giorni” di Trieste è un segnale importante per la città e per il suo territorio. Cosa ci si aspetta dagli incontri in programma?
«Che ci sia una crescita di consapevolezza della potenziale importanza dei traffici indo-mediterranei per il nostro territorio, anche in termini di attività ad elevato valore aggiunto; che gli ospiti dall’estero comprendano che noi imprenditori della regione siamo convinti e pronti a lavorare sodo; che esponenti del Governo confermino il proprio impegno per IMEC e per Trieste».