TRIESTE – L’Italia e altri nove Stati membri chiedono alla Commissione europea una revisione “pragmatica” dell’Emissions Trading System (ETS) per tutelare la competitività dell’industria europea, evitare la fuga di produzioni e impedire che il traffico di trasbordo marittimo venga dirottato verso porti extra UE. Le notizie arrivano da fonti della Commissione europea a Bruxelles e dalle principali agenzie specialistiche del settore, alla vigilia della presentazione della proposta di riforma dell’ETS prevista per domani, 17 luglio.

La dichiarazione congiunta è stata sottoscritta da Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Italia, Polonia, Romania e Slovacchia. I dieci Paesi riconoscono il contributo dell’ETS alla riduzione delle emissioni, ma ritengono necessario adeguare il sistema alle nuove priorità dell’Unione europea, che comprendono competitività industriale, sicurezza energetica, resilienza e mantenimento della base manifatturiera europea.

Uno dei punti principali riguarda il calendario della riduzione delle quote di emissione. Secondo i firmatari, l’attuale impostazione, che porterebbe all’esaurimento delle quote disponibili intorno al 2039, rischia di spingere le imprese a trasferire la produzione fuori dall’Unione. Per questo chiedono un percorso più graduale, allineato agli obiettivi climatici del 2050, e il mantenimento delle quote gratuite come strumento per contrastare il cosiddetto carbon leakage.

I governi chiedono inoltre che venga sospesa la graduale eliminazione delle quote gratuite per i settori interessati dal Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) fino a quando il nuovo meccanismo non avrà dimostrato la propria efficacia. Un altro tema centrale è la stabilità del mercato della CO2. I dieci Stati chiedono un prezzo delle quote più prevedibile e meno esposto a fenomeni speculativi, ritenendo che costi eccessivamente elevati possano compromettere la competitività delle imprese europee rispetto ai concorrenti internazionali.

Particolare attenzione viene riservata al trasporto marittimo. Secondo la dichiarazione, l’attuale configurazione dell’ETS rischia di favorire il trasferimento delle operazioni di trasbordo dai porti dell’Unione verso hub situati in Paesi terzi limitrofi, con una perdita di traffici per gli scali europei senza reali benefici ambientali. I firmatari chiedono quindi correttivi specifici per evitare questo effetto e sostengono l’adozione di soluzioni globali nell’ambito dell’Organizzazione marittima internazionale (IMO), mantenendo inoltre le esenzioni previste per alcuni servizi pubblici essenziali.

Infine, i dieci Paesi chiedono di riconsiderare l’ETS2, il nuovo sistema destinato a edifici e trasporto stradale, il cui avvio è già stato rinviato al 1° gennaio 2028. Secondo i firmatari, l’attuale contesto economico e geopolitico rende inopportuno introdurre nuovi costi per famiglie e imprese, soprattutto in una fase ancora caratterizzata da prezzi elevati dell’energia e dei carburanti.

La Commissione europea presenterà la proposta di revisione dell’ETS il 17 luglio. Dalle anticipazioni emerse nei mesi scorsi, l’esecutivo comunitario intende modificare il ritmo di riduzione delle quote di emissione per garantirne la disponibilità anche dopo il 2040, mantenendo al tempo stesso gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Unione.