TRIESTE – L’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ritiene incompatibili con il diritto dell’Unione tre delle quattro limitazioni imposte dall’Austria al traffico pesante lungo il Brennero. Le conclusioni rafforzano la posizione dell’Italia e riaccendono il dibattito sulla gestione dei principali corridoi europei delle merci.

Un passaggio importante nella controversia tra Italia e Austria sulle limitazioni al traffico pesante lungo il corridoio del Brennero. L’Avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Manuel Campos Sánchez-Bordona, ha concluso che tre delle quattro misure contestate dall’Italia violano il diritto dell’Unione, proponendo alla Corte di accogliere in larga parte il ricorso presentato da Roma.

Il procedimento riguarda le restrizioni introdotte dall’Austria sulle autostrade A12 della Valle dell’Inn e A13 del Brennero, uno dei principali assi della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T) che collega l’Italia con la Germania e il Nord Europa. Secondo il Governo italiano, tali misure limitano in modo sproporzionato la libera circolazione delle merci, mentre Vienna le ha sempre giustificate con esigenze di tutela ambientale, salute pubblica e sicurezza stradale.
Nelle sue conclusioni, l’Avvocato generale ritiene incompatibili con il diritto europeo il divieto di transito notturno dei mezzi pesanti, il divieto settoriale per alcune categorie di merci e il divieto di circolazione nei sabati invernali. Diversa la valutazione sul sistema di dosaggio degli accessi all’autostrada A12, considerato legittimo se applicato esclusivamente per gestire situazioni di traffico eccezionale e non come limitazione permanente della circolazione.

Per quanto riguarda il divieto notturno, viene osservato che la misura non riduce realmente il traffico ma ne sposta semplicemente il passaggio alle ore diurne, senza dimostrare un’applicazione coerente e proporzionata rispetto agli obiettivi ambientali dichiarati. Anche il divieto settoriale viene ritenuto eccessivo, soprattutto dopo il miglioramento della qualità dell’aria registrato negli ultimi anni, che avrebbe richiesto una rivalutazione delle restrizioni. Particolarmente critica la valutazione sul divieto dei sabati invernali, giudicato discriminatorio perché applicato principalmente ai trasporti internazionali. Secondo l’Avvocato generale, combinato con le altre limitazioni già in vigore, questo provvedimento finiva per ridurre in maniera significativa le possibilità di transito dei mezzi pesanti lungo uno dei principali corridoi europei.

La causa nasce dal ricorso promosso dall’Italia nel luglio 2024, dopo che la Commissione europea aveva già espresso un parere motivato favorevole alla posizione italiana. Il procedimento rappresenta inoltre la prima azione avviata direttamente dall’Italia contro un altro Stato membro davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Tra le prime reazioni, Confetra ha accolto con favore le conclusioni dell’Avvocato generale, definendole un importante riconoscimento delle tesi sostenute dal Governo italiano e dal sistema della logistica. Il presidente Carlo De Ruvo ha sottolineato che il parere conferma come i divieti di transito notturno, quelli settoriali e il blocco dei sabati invernali non rispettino i principi europei di proporzionalità e non discriminazione, evidenziando inoltre come il miglioramento della qualità dell’aria registrato negli ultimi anni renda meno giustificabili alcune delle restrizioni introdotte dal Tirolo.
L’associazione ha però espresso preoccupazione per il mancato accoglimento del ricorso sul sistema di dosaggio degli accessi alla A12. Pur ritenuto legittimo dall’Avvocato generale in quanto misura temporanea per la gestione della congestione, secondo Confetra il contingentamento continua a provocare quotidianamente code, ritardi e inefficienze lungo la catena logistica europea. Per questo motivo l’associazione auspica che il Governo italiano continui a sostenere le proprie ragioni fino alla sentenza definitiva.
Confetra chiede inoltre un intervento più deciso della Commissione europea nella gestione dei corridoi della rete TEN-T e dei principali valichi alpini. Secondo De Ruvo, il rischio è che, anche in caso di annullamento delle misure censurate, possano essere introdotti nuovi strumenti amministrativi con effetti analoghi sulle merci in transito. Da qui l’appello a una governance europea più forte e vincolante dei corridoi strategici.

Anche ANITA (associazione autotrasporto) ha espresso soddisfazione per il parere dell’Avvocato generale. Il presidente Riccardo Morelli lo ha definito un importante riconoscimento delle ragioni sostenute dall’Italia, ricordando che le restrizioni tirolesi hanno inciso per anni sulla competitività delle imprese di autotrasporto e sull’efficienza delle catene logistiche. Thomas Baumgartner, delegato ANITA per il Brennero, ha evidenziato come circa il 40% dei traffici merci italiani diretti verso l’Europa transiti lungo questo asse, ribadendo la necessità di una gestione fondata su criteri di proporzionalità e non su limitazioni permanenti.

La Corte di giustizia dell’Unione europea dovrebbe pronunciarsi con la sentenza definitiva entro la fine del 2026. Un eventuale accoglimento del ricorso potrebbe avere effetti rilevanti non solo sul Brennero, ma anche sulla futura disciplina della circolazione delle merci lungo gli altri valichi alpini europei.