PORDENONE – Incassa i contraccolpi, ma non molla. Nonostante la congiuntura internazionale incerta, la volontà di investire e lasciarsi alle spalle la fase di start-up resta forte, e dà i suoi frutti. Senza dimenticare il collegamento con il Porto di Trieste, per il quale è in corso una nuova trattativa con Medlog.
Gestito da Hupac negli spazi dell’Interporto di Pordenone, ad oggi il terminal ferroviario conta 15 dipendenti diretti, più un centinaio di lavoratori legati all’indotto. Ne abbiamo parlato con Roberto Paciaroni, direttore generale di Hupac SpA, gestore del terminal intermodale di Pordenone (oltre a quello di Busto Arsizio) all’interno di un Gruppo che vanta presenze in tutta Europa.

Roberto Paciaroni, direttore generale di Hupac spa.

Roberto Paciaroni, direttore generale di Hupac spa.

Il terminal di Pordenone ha chiuso il 2022 con 2600 treni in un anno. Ci sono dati sul trend per il 2023?
«È un anno un po’ particolare, che risente della congiuntura mondiale incerta, delle vicissitudini della guerra in Ucraina, nonché della revisione dei prezzi dell’energia elettrica, che continuano ad essere due-tre volte più alti rispetto a un anno e mezzo fa. Riscontriamo nel settore intermodale una certa tendenza ad essere conservativi e prudenti».
Quali le ricadute più evidenti?
«Per quel che riguarda i traffici siamo attualmente a circa 10 treni al giorno, con il collegamento verso Duisburg momentaneamente stabilizzato a 4 coppie di treni a settimana. Una situazione di contrazione generale in linea con tutte le analisi del settore».
Preoccupazioni?
«In realtà, confrontandoci anche con i vari operatori intermodali attivi sul terminal di Pordenone, c’è la sensazione che nella seconda parte dell’anno ci sarà una prospettiva di miglioramento legata a una progressiva ripresa delle attività produttive, sia a livello italiano che europeo. Anche nel settore chimico. Questo ci fa ben sperare».
Quali dunque gli obiettivi nel breve termine?
«Sicuramente abbiamo notato che, da parte dei vari soggetti coinvolti nella filiera intermodale, c’è molto interesse su Pordenone, in particolare per quanto riguarda i trasporti verso l’Europa nord-orientale. Grazie alla sua posizione geografica, all’alta densità industriale e ai suoi ottimi collegamenti, Pordenone resta un’area strategica».
Oggi la guerra in Ucraina, prima il Covid…
«Sì, siamo stati un po’ sfortunati: ci siamo insediati a Pordenone nel 2019, ma questi due eventi ci hanno imposto dei rallentamenti. Quindi oggi ci ritroviamo ancora in una fase di start-up che avremmo voluto aver già superato. Abbiamo chiuso il 2022 con una movimentazione di quasi 29mila unità di trasporto intermodale. Ora puntiamo a raggiungere quanto prima le 100mila uti. Un primo obiettivo intermedio e più realistico rispetto alle 180mila, corrispondenti alla capienza massima».
Sono previste anche ad altre direttrici nel medio-lungo termine?
«Notiamo che i vari operatori intermodali stanno mostrando interesse per sviluppare traffici verso i Balcani e, perché no, il Sud Italia: a livello nazionale RFI sta lavorando molto sull’implementazione e l’ammodernamento delle linee ferroviarie. In questo quadro, per la sua posizione geografica, Pordenone potrebbe rivelarsi un ottimo snodo per i traffici diretti proprio verso Sud».
E il collegamento con il Porto di Trieste? Come sta andando?
«Attualmente garantisce due coppie di treni a settimana, ma stiamo trattando con la Medlog del Gruppo Msc per portare la circolazione a 3 coppie a settimana. Speriamo che si possa aumentare il il numero dei treni; ciò renderebbe il collegamento ancora più appetibile».
Il Gruppo Hupac opera a livello internazionale con 23 sedi in tutta Europa. In Italia il terminal di Busto Arsizio-Gallarate ha una superficie di oltre 240 mila metri quadri e circa 240 dipendenti. Com’è la situazione a Pordenone?
«Appena arrivati abbiamo incontrato una realtà che non conosceva molto l’intermodale, quindi c’è voluto un po’ di tempo nel far capire le potenzialità di questo servizio. Col tempo, però, abbiamo potuto riscontrare come società di spedizioni che prima non utilizzavano i treni si siano convertite a questa modalità di trasporto dopo averla testata. Stanno pertanto aumentando gli utenti del terminal (tra questi anche gli autotrasportatori che lavorano per conto di Ikea e Friul Intagli, ndr), e devo dire che Interporto Pordenone è sempre stato attivo a promuovere l’intermodalità e a facilitare l’attività di trasbordo strada-rotaia».