TRIESTE – Potenziamento dell’intermodalità terrestre, l’efficienza e la sostenibilità dei flussi logistici, la razionalizzazione dell’uso del territorio, il completamento delle infrastrutture della rete TEN-T (reti transeuropee) e la promozione della sostenibilità ambientale, sociale ed economica della logistica.

Questi i punti cardine delle nuove norme alla base della legge quadro sugli interporti che ha ricevuto in questi giorni a Roma il via libera definitivo alla Camera dei deputati (76 sì e 32 no), dopo un lungo iter parlamentare durato quasi tre anni.
L’obiettivo della legge è quella di accrescere l’intermodalità e l’efficienza dei flussi logistici, favorendo collegamenti con porti o aeroporti e la viabilità di grande comunicazione, e garantendo uno scalo ferroviario idoneo a formare e ricevere treni intermodali completi o convenzionali. Con attrezzature fisse e mobili per il trasbordo di unità di carico intermodali e merce dalla modalità di trasporto ferroviario alla strada o alla navigazione interna.

La nuova legge, che sostituirà la 240/1990, è composta di 8 articoli e definisce l’interporto come infrastruttura strategica di interesse nazionale e istituisce un Comitato nazionale per l’intermodalità; sarà il ministro delle Infrastrutture ad effettuare la ricognizione degli interporti esistenti ed approvare un piano generale per l’intermodalità; i gestori opereranno in regime privatistico, con possibilità di acquisire la proprietà delle aree; il numero massimo di interporti sarà 30, con priorità ai progetti più rilevanti. E’ prevista anche l’istituzione, con decreto del ministero delle Infrastrutture, dell’elenco dei soggetti gestori.

L’articolo 2 disciplina la pianificazione degli interporti mediante l’elaborazione del Piano generale per l’intermodalità, redatto dal MIT previa ricognizione degli interporti esistenti e in costruzione, sentito il Comitato nazionale e la Conferenza unificata. Il Piano è adottato con uno o più decreti ministeriali, da emanare entro un anno dall’entrata in vigore della legge, acquisito il parere del Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica, sentita la Conferenza unificata e previa intesa in Conferenza unificata. Il MIT può altresì individuare nuovi interporti e interventi di potenziamento degli esistenti, previo parere del Comitato nazionale e del Ministero dell’ambiente. È autorizzata la spesa (modificata al Senato) di 5 milioni di euro per il 2025, 10 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027.

I criteri di priorità valorizzano la coerenza con le finalità della legge quadro, con particolare riguardo alla sostenibilità ambientale. Le modalità attuative sono demandate a regolamento interministeriale da emanare entro due mesi. È prevista una procedura semplificata per l’approvazione dei progetti mediante Accordi di programma. A seguito di modifiche introdotte nel corso dell’esame alla Camera in prima lettura, si dispone che i gestori ferroviari possano adeguare le connessioni di “ultimo miglio”, con oneri propri e previa verifica costi-benefici. I soggetti gestori degli interporti devono stipulare accordi con RFI. Le regioni a statuto ordinario devono adeguare le proprie normative entro sei mesi. Il medesimo termine è previsto per le regioni a statuto speciale e le province autonome, nel rispetto dei relativi statuti.

L’Unione Interporti Riuniti (UIR) accoglie “con estrema soddisfazione” l’approvazione del testo definitivo della Legge quadro sugli interporti. «Si tratta di un grande risultato: infatti, la nuova norma – commenta il presidente dell’associazione, Matteo Gasparato – recepisce in larga parte la visione promossa dall’Uir, volta a dare al sistema interportuale italiano un assetto normativo moderno e coerente con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e intermodalità. Inoltre, il testo rappresenta senza dubbio una buona base, da cui partire in seguito per ulteriori migliorie».