TRIESTE – Il 2026 potrebbe segnare un nuovo rallentamento per il mercato container, dopo due anni di forte volatilità. Le principali analisi internazionali convergono su uno scenario di pressione sui noli, capacità in eccesso e rischio di congestione nei grandi porti, soprattutto se il traffico tornerà in modo stabile sul Canale di Suez.

Secondo BIMCO, la crescita della capacità continuerà a viaggiare su livelli simili o superiori alla domanda. Le stime indicano un aumento della flotta attorno al 3% a fronte di una crescita dei volumi più contenuta. Il possibile rientro delle navi sulle rotte tradizionali Asia-Europa, dopo la fase di deviazioni forzate, ridurrebbe la domanda “artificiale” di tonnellaggio generata dai viaggi più lunghi, riportando sul mercato capacità aggiuntiva in tempi rapidi.
L’analisi BIMCO segnala anche un avvio d’anno debole, con il rischio di volumi in calo nella prima parte del 2026 e un eventuale recupero solo nella seconda metà, legato all’andamento dell’economia globale. In questo quadro, il ritorno su Suez viene visto come un fattore di efficienza per le compagnie, ma anche come un elemento potenzialmente destabilizzante per i porti europei, chiamati a gestire picchi di traffico concentrati.

Una lettura simile arriva anche da UNCTAD, che descrive un contesto di commercio internazionale fragile, con scambi in rallentamento e maggiore esposizione a shock geopolitici. Per il trasporto marittimo, questo significa margini più sottili e una maggiore selettività degli investimenti, in particolare sul fronte infrastrutturale e digitale.

I vertici delle principali compagnie container confermano, pur con toni diversi, questo clima di cautela. Vincent Clerc, amministratore delegato di A.P. Moller – Maersk, ha parlato di un mercato caratterizzato da forte incertezza, con domanda e tariffe soggette a oscillazioni rapide e difficili da prevedere. L’attenzione, secondo il gruppo danese, resta sulla stabilità delle supply chain e sulla capacità di assorbire fasi di mercato meno favorevoli.
Sulla stessa linea Rolf Habben Jansen, Ceo di Hapag-Lloyd, che ha definito il contesto “altamente volatile”, con noli sotto pressione e costi ancora elevati. In questo scenario, la disciplina sull’offerta e il controllo della capacità diventano centrali per evitare un deterioramento più marcato dei risultati economici.

Nel complesso, le previsioni per il 2026 delineano un mercato container più vicino a un ciclo di normalizzazione che a una nuova fase espansiva. Più che una crisi strutturale, gli operatori vedono un aggiustamento, con effetti concreti su noli, utilizzo delle navi e operatività portuale. Per porti e terminal, la sfida sarà gestire flussi meno prevedibili, mentre per le compagnie la partita si giocherà su efficienza, alleanze e flessibilità operativa.